53-DevelopmentL’esagramma 53 dell’I Ching “Il Progresso Graduale” 

Lo Shijing, il Libro delle Odi, è, dopo l’Yijing (I Ching), il Libro dei Mutamenti, il più antico fra i classici cinesi. Si tratta di una raccolta di canti e poesie di origine sia nobile che popolare risalenti al primo periodo della dinastia Zhou (1046-256 a.C.).
Il libro nasce dalla raccolta secolare dei sovrani Zhou i cui feudatari avevano l’obbligo di inviare annualmente a corte le odi più belle composte sul loro territorio. In tal modo, secondo Confucio, i regnanti avevano sempre il polso esatto del sentimento popolare e dell’andamento del regno.
I temi dei componimenti sono quelli universali della natura, della vita, dell’amore e della guerra.
Una situazione che ricorre spesso è quello della giovane moglie che rimpiange il marito lontano partito per la guerra.

La sposa pensa a “colui che non ritorna” ed è struggente il confronto con la vita serena degli animali della fattoria:

Mio marito è partito per servizio
per chissà quanto tempo.
Quando sarà di ritorno?
I polli riposano nel pollaio,
il sole è già tramontato,
le capre e i buoi scendono dal poggio.

Mio marito è partito per servizio,
come è possibile che non lo pensi?

Mio marito è partito per servizio
non solo per un giorno, né per un mese.
Quando ci rivedremo?
I polli riposano sulla siepe,
il sole è tramontato,
i buoi e le capre scendono dal poggio.
Mio marito è partito per servizio,
è forse affamato e assetato?

(Shijing, ode 66, da “I classici confuciani”, ed. Vallardi, a cura di Yuan Huaqing e Giorgio La Rosa)

Anche il marito lontano è roso dalla malinconia:

Raccolgo la cicoria, la raccolgo,
obliquo il cesto, non ancora pieno.
Con i pensieri rivolti a mio marito
poggio a terra il cesto.

Salito sulla montagna, lui pensa:
“Ha le zampe indebolite il mio destriero;
mi verso da bere nella coppa d’oro
per scacciare la nostalgia senza fine”.

Salito sull’alta collina, lui pensa:
“Ha gli occhi velati il mio destriero;
mi verso da bere nel corno di rinoceronte
per alleviare la tristezza senza fine”.

Salito sull’altopiano, lui pensa:
“Sfiancato il mio destriero,
sfinito il mio servo,
ahimè, com’è grande la mia tristezza”.

(Shijing, ode 3, da “I classici confuciani”, ed. Vallardi, a cura di Yuan Huaqing e Giorgio La Rosa)

Nella tradizione popolare molto spesso si leggevano presagi nel volo degli uccelli, in particolare osservando il ritorno delle oche selvatiche dalla migrazione:

Facendo frusciare le piume l’oca selvatica
si poggia su un rovere rigoglioso.
A causa dei continui servizi per il re
è impossibile coltivare mais e grano.
Su chi conteranno i nostri genitori?
Oh, Cielo, come sei lontano!
A casa nostra quando possiamo tornare?

Vibrando le ali l’oca selvatica
si poggia su un pruno rigoglioso.
A causa dei continui servizi per il re
è impossibile coltivare mais e grano.
Cosa mangeranno i nostri genitori?
Oh, Cielo, come sei lontano!
Quando avranno fine i servizi?

Battendo le ali l’oca selvatica
si poggia su un gelso rigoglioso.
A causa degli incessanti servizi per il re
è impossibile coltivare riso e sorgo.
Cosa mangeranno i nostri genitori?
Oh, Cielo, come sei lontano!
Quando torneranno i giorni normali?

(Shijing, ode 121, mia traduzione dalla versione inglese di Legge)

Nella rete con le sue nove tasche,
Ci sono scardole ed abramidi.
Noi vediamo questo principe,
Con la sua veste da granduca e la gonna ricamata.

Le oche selvatiche volano [solo] intorno alle isolette.
Il Duca sta ritornando; – ma non al posto che gli spetta?
Ha sostato presso di te [e di me] ma solo per un paio di notti.

Le oche selvatiche volano sulla terraferma.
Il Duca sta ritornando, e non tornerà qui?
Ha alloggiato presso di te [e di me] ma solo per un paio di notti.

(Shijing, ode 159, mia traduzione dalla versione inglese di Legge)

Le oche selvatiche volano intorno;
Su-su fa il fruscio delle loro ali.
[C’erano] quegli ufficiali incaricati per l’esecuzione.
Afflitti eravamo noi ed esausti nei campi aperti;
Tutti eravamo oggetto di compassione,
Ma ahimè per i vedovi e le vedove!

Le oche selvatiche volano intorno;
E si posano nel mezzo dello stagno.
[C’erano] quegli ufficiali che sovrintendevano all’innalzamento delle mura;
Cinquemila cubiti ne sorsero in una volta.
Anche se ci furono il dolore e la fatica,
Alla fine abbiamo avuto riposo nelle nostre dimore.

Le oche selvatiche volano intorno;
E malinconia è il loro grido di ao-ao.
Ci sono stati loro, uomini saggi,
Che hanno riconosciuto il nostro dolore e la nostra fatica;
Se fossero stati uomini stupidi,
Avrebbero detto che stavamo proclamando la nostra insolenza.

(Shijing, ode 181, mia traduzione dalla versione inglese di Legge)

L’oca selvatica era considerata un simbolo di fedeltà, si dice che abbia un solo partner in tutta la vita, ed un simbolo di puntualità, perchè immancabilmente ritorna ogni anno.
Il tema è ripreso dall’I Ching all’esagramma 53 ䷴, Lo Sviluppo (Il Progresso Graduale):

Sei all’inizio significa :
L’oca selvatica si avvicina gradatamente alla sponda.
Il figlio giovane è in pericolo.
Si chiacchiera. Nessuna macchia.

Sei al secondo posto significa:
L’oca selvatica si avvicina gradatamente alla roccia.
Mangiare e bere in pace e concordia. Salute!

Nove al terzo posto significa:
L’oca selvatica si avvicina gradatamente all’altipiano.
Il marito esce di casa e non ritorna più.
La moglie porta in grembo un bimbo ma non dà alla luce.
Sciagura! 
Propizio è respingere predoni.

Sei al quarto posto significa:
L’oca selvatica si avvicina gradatamente all’albero.
Raggiunge forse un ramo piatto. Nessuna macchia.

Nove al quinto posto significa:
L’oca selvatica si avvicina gradatamente alla vetta.
La moglie per tre anni non rimane incinta.
Infine essa non può impedire più nulla. Salute!

Nove sopra significa:
L’oca selvatica si avvicina gradatamente alle alte nubi.
Le sue penne si possono adoperare per le sacre danze
Salute!

Le sponde del mare sono pericolose per le giovani oche inesperte, gli aridi altopiani della Cina non costituiscono un ambiente adatto per gli uccelli acquatici ed anche i rami degli degli alberi non possono essere che un riparo momentaneo per uccelli dai piedi palmati, ma se l’approdo è sicuro di certo il marito tornerà ed allora si potrà mangiare e bere in pace e concordia.
Il dramma della guerra sembrerà ormai lontano ed anche se il palazzo reale dovesse bruciare nella capitale, la famiglia, finalmente riunita, si sentirebbe al sicuro:

Lungo la riva del fiume Ru
taglio rami di pompelmo.
Non vedo il mio uomo
e sono come afflitta dalla fame.

Lungo la riva del fiume Ru
taglio ramoscelli di pompelmo.
Finalmente ho visto il mio uomo,
non mi abbandona più al mio destino.

La sogliola ha la coda rossa,
il palazzo reale in pericolo, come se bruciasse.
Il palazzo reale come bruciato,
ma noi abbiamo i nostri genitori vicino.

(Shijing, ode 10, da “I classici confuciani”, ed. Vallardi, a cura di Yuan Huaqing e Giorgio La Rosa)

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NOTA

Tiziano Mattei mi ha segnalato un interessante collegamento: i soldati irlandesi che prestavano servizio all’estero venivano chiamati Wild Geese (oche selvatiche).

Il Volo delle oche selvatiche si riferisce innanzitutto specificamente alla partenza di un esercito irlandese giacobita sotto il comando di Patrick Sarsfield, dall’Irlanda alla Francia, in applicazione del Trattato di Limerick. Il fatto avvenne il 3 ottobre 1691, al termine della Guerra guglielmita in Irlanda.
In senso più generale, la locuzione Oche selvatiche è usata nella storia irlandese per riferirsi ai soldati di quel paese che emigrarono per prestare servizio negli eserciti continentali dal XVI secolo fino al diciottesimo (il fenomeno venne infatti contrastato seriamente intorno al 1750).

Per gli anglosassoni è verosimilmente ovvio il collegamento logico tra il fenomeno qui descritto ed il titolo di un film di guerra, The Wild Geese, che in Italia è stato tradotto come I quattro dell’Oca selvaggia.

Con il termine anatre selvatiche si fa riferimento all’emigrazione irlandese per motivi politici anche nell’Ulisse di James Joyce.

(da http://it.wikipedia.org/wiki/Volo_delle_oche_selvatiche)

Alcune canzoni tradizionali irlandesi ricordano molto l’atmosfera delle odi cinesi con la moglie del marito partito per la guerra che lo aspetta, una di queste canzoni è “Siúil A Rúin”.