I risultati di uno studio scientifico ed il responso del Libro dei Mutamenti.

Galileo, giornale di scienza e problemi globali” in un articolo intitolato “Chi copia vince“, riporta i risultati di uno studio, pubblicato da Science, su quale sia il tipo di apprendimento migliore in ambienti complessi.

Lo studio ha coinvolto un centinaio di gruppi di docenti e ricercatori universitari che si sono sfidati in un torneo virtuale internazionale, con in palio un premio. L’obiettivo di gioco era legato allo sviluppo di un software per computer progettato per superare problemi di volta in volta diversi. Per decidere nelle diverse situazioni quali azioni compiere i partecipanti potevano scegliere fra le seguenti opzioni:

  • compiere una delle cento possibili azioni prestabilite,
  • osservare cosa facevano gli altri gruppi,
  • imparare autonomamente, interagendo direttamente con l’ambiente e proponendo una mossa innovativa.

La strategia vincente è risultata quella dell’osservazione di cosa facevano gli altri.

Valter dopo aver letto l’articolo chiede all’I Ching:

è vero che chi impara osservando gli altri ottiene di più di chi rischia provando nuove soluzioni?

La risposta è stata l’esagramma 58, Il Sereno, con la 6^ linea mutante che da luogo all’esagramma 10, Il Procedere.

Leggo l’Esagramma 58 Tui – Il Sereno, il Lago (edizione Adelphi).

La sentenza:

“Il sereno. Riuscita. Propizia è perseveranza.”

L’immagine:

“Laghi che riposano l’uno sull’altro: l’immagine del sereno.

Così il nobile si riunisce con i suoi amici per discutere e per esercitarsi.”

Nel commento all’immagine trovo stupenda la metafora:

“Un lago evapora verso l’alto e così a poco a poco si esaurisce. Ma quando due laghi sono collegati l’uno con l’altro non si esauriscono così facilmente, perché l’uno arricchisce l’altro. Così avviene anche nel campo del sapere. (…)”

La sesta linea mobile:

“Serenità seducente”, con commento: “La vanità interiore richiama i piaceri più superficiali, e se ne dovranno soffrire le conseguenze. (…)”, mi riporta all’inutilità del rischiare da sè ‘ego-centrandosi’, rispecchiandoci solo nella nostra acqua invece di collegarci con l’acqua di un altro lago per ottenere reciproco arricchimento. Addirittura leggo un monito al vivere “in solitudine” la ricerca di nuove soluzioni.

L’esagramma 10 Lu – Il Procedere

La sentenza:

“Procedere sulla coda della tigre.

Essa non morde l’uomo. Riuscita.”

L’immagine:

“Sopra il cielo, sotto il lago: l’immagine del procedere.

Così il nobile distingue superiore e inferiore,

e consolida i sentimenti del popolo.”

Nei commenti:

“(…) in cinese la parola [procedere] significa letteralmente ‘posare il piede su qualche cosa’.”

Ed al di là dei risultati dello studio citato e del responso dell’I Ching, il pensiero corre ad una sentenza latina ed a qualche aforisma:

☼ “Pigmei Gigantum humeris impositi plusquam ipsi Gigantes vident.” (Dei nani posti sulle spalle di giganti vedono più in là degli stessi giganti)

☼ “Siamo come nani sulle spalle dei giganti, sì che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non per l’acutezza della nostra vista, ma perché sostenuti e portati in alto dalla statura dei giganti.” (Bernardo di Chartres)

☼ “Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti.” (Isaac Newton)

☼ “L’originalità è l’arte di nascondere le proprie fonti.” (Albert Einstein)

☼ “Tutti i libri sono copiati.” (Jorge Luis Borges)

☼ “C’è una unica specie di amore, ma ce ne sono mille copie diverse.” (F. de La Rochefoucauld)

Lasciando spazio all’affiorare di altri pensieri messi in moto dalla lettura del responso del Libro dei Mutamenti, mi vengono in mente i neuroni a specchio (scoperti, ‘per caso’ – la ricerca verteva su altri argomenti – dal team diretto da Rizzolatti negli anni ’80-’90): anche soltanto a veder compiere un’azione da un’altra persona, nel nostro cervello si attivano i neuroni coinvolti nella fase premotoria dell’azione, ‘come se’ noi stessi fossimo in procinto di compiere quel particolare tipo di azione. In quell’istante riusciamo a codificare il “cosa fa l’altro (e cosa potrei fare io) ed il perchè lo fa (e perchè potrei farlo io)”, anche senza compiere alcuna azione, arrivando a “vivere” quello che fa l’altro ad eccezione del movimento.

Questa scoperta sta portando numerosissime ricadute nei campi più svariati, e, in particolare, per quanto riguarda la psicologia, fornisce una spiegazione neurologica alle teorie dell’apprendimento per imitazione sociale o per osservazione di Bandura degli anni ’70-’80 (il tipo di apprendimento ‘vincente’ nello studio succitato). Egli introdusse il termine “modellamento” (comportamento per osservazione o modellamento) per descrivere quelle modalità di apprendimento basate sul confronto con gli altri: gli altri diventano il nostro modello da seguire, il nostro punto di riferimento per quell’azione. Azione che poi potremo svolgere in modo pressochè identico, o personalizzare in qualche modo. Naturalmente esistono altre svariate forme di apprendimento, fra le quali ad esempio l'”apprendimento per prove ed errori“: ci si impegna in un compito da apprendere provando diverse volte, sbagliando diverse volte, riprovando, risbagliando, etc., fino a quando non lo si è appreso.

Sotto certi aspetti il risultato ottenuto dallo studio e confermato dall’ I Ching, riporta anche alle teorie relative alla creatività, al cosiddetto “pensiero divergente” (vs pensiero convergente). La creatività ha bisogno di partire dall’esistente, di vincoli, di uno “schema chiuso” (vedi ad esempio il problema dei 9 punti). La nostra mente trovandosi così “alle strette” è obbligata a ristrutturare l’esistente vedendo di volta in volta aspetti nuovi arrivando così a costruire, magari improvvisamente (per insight) una nuova forma (gestalt) “buona”.

Come scrive Annamaria Testa: “Senza vincoli le scelte risultano intercambiabili. Nessuna scelta è quella sbagliata, ma nessuna è quella giusta“.

Un esempio storico aziendale, ma anche nazionale, perchè coinvolse le aziende, ma anche l’intera nazione, è quello della Toyota e del Giappone. I Giapponesi si trovarono per necessità, nel dopoguerra, a “copiare la Qualità” dagli Americani ed i risultati del “modello giapponese” nel campo della qualità sono bene illustrati nel libro di Womack, Jones e Roos del 1990: The Machine That Changed The World (La macchina che ha cambiato il mondo), uscito in un momento di grande crisi dell’industria dell’auto americana ed europea (chiusure impianti e licenziamenti), mentre l’industria automobilistica giapponese conquistava nuove quote di mercato, presentava fatturati in crescita ed apriva nuovi stabilimenti in Europa.

Ed infine, in rilettura, mi viene in mente Giorgio Gaber e la sua “Canzone dell’appartenenza“, quando canta “se in ogni uomo ci fosse un po’ della mia vita”, “l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé”, “sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi”.

In fondo “copiare gli Altri” è portare dentro di noi qualcosa dell’Altro, è portare avanti, dandogli vigore e memoria prospettica, un seme da far germogliare in diversi modi, ma che senza la “copiatura” sarebbe rimasto lì, fermo, senza possibilità di futuro.

Nadia Prato

Bibliografia:

  • Andreani Dentici O., (2000), “Intelligenza e creatività”, in Dazzi N., Vetrone G., (2000), Psicologia, Carocci, pp. 319-359
  • Bandura A., (1969), Social Learning Theory, General Learning Press, New York
  • Cuomo Ulloa Francesca, La conciliazione. Modelli di composizione dei conflitti, Rivista Trimestrale di Diritto e Procedura Civile (2009), volume 62 , issue 4 , p. 1391
  • Mazzoni G., (2000), L’apprendimento. Comportamento, processi cognitivi, neurobiologia, Carocci
  • Rizzolatti G., Sinigaglia C., (2006), So quel che fai, Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Raffaello Cortina Editore
  • Testa A., (2009), Farsi capire. Comunicare con efficacia e creatività nel lavoro e nella vita, Biblioteca Universale Rizzoli
  • Watzlawick P., Weakland J.H., Fisch R., (1974), Change, Astrolabio, Roma
  • Womack J.P., Jones D.T., Roos D., (1993), La macchina che ha cambiato il mondo. Passato, presente e futuro dell’automobile secondo gli esperti del MIT, Biblioteca Universale Rizzoli

Nadia Prato è consulente e formatore aziendale – Counselor organizzativo
Laureata in Economia e Commercio ed in Scienze e tecniche psicologiche: organizzazione e lavoro.
Ha lavorato, come dipendente, per un’azienda multinazionale e per un’associazione di categoria occupandosi, nel tempo, di Qualità, Sicurezza, Formazione e Selezione del Personale.
Da sempre interessata alle biografie, ai percorsi di sviluppo personali e professionali ed ai gruppi, attualmente lavora principalmente con Organizzazioni aziendali pubbliche e private sulle tematiche proprie della Psicologia del Lavoro.
Da alcuni anni utilizza l’I Ching nel suo lavoro.
Contatti: info@nadiaprato.it