ossa di drago 1di Marco Meccarelli

Le iscrizioni su ossa oracolari e su gusci di tartaruga come pratica della divinazione, ovvero la più antica forma di scrittura in Cina.

La scoperta delle prime iscrizioni risale al 1899, presso il villaggio di Xiaotun a nord ovest di Anyang (Henan settentrionale).
Le “ossa di drago”, come venivano chiamate le iscrizioni su ossa oracolari, rinvenute in considerevole quantità anche nelle successive campagne di scavo e in altri siti Shang (cronologia lunga: 1751-1122 aC; cronologia breve: 1523-1027 aC) e Zhou Occidentali (c. l.: 1122-771 aC; c. b.: 1027-771 aC), contribuirono in maniera determinante allo studio dello sviluppo della scrittura in Cina. [1]

La scapulomanzia (jiaguwen, iscrizioni su ossa oracolari), la plastromanzia (iscrizioni su gusci di tartaruga), le iscrizioni sulla produzione fittile e su quella bronzea (jinwen) assieme ai dati forniti dalla tradizione letteraria, costituiscono le fonti storiche che attestano l’esistenza della dinastia Shang, la quale aveva raggiunto una tecnologia del bronzo considerevolmente evoluta, una scrittura già pervenuta ad uno stadio di piena maturità e un apparato statale complesso nella sua stratificazione sociale. [2] shangLe considerevoli dimensioni (24 km quadrati) dell’antica Anyang, inoltre, oramai riconosciuta come Yinxu, ultima capitale della dinastia, assieme alla struttura e alla distribuzione piuttosto rigorose, costituiscono un ulteriore segno importante dell’alto livello di sviluppo della civiltà Shang. Di grande importanza fu dunque la scoperta nel 1950 sulla collina di Erligang (Henan), nell’area di Zhengzhou, di un altro sito Shang di considerevoli dimensioni, precedente a Yinxu, riconosciuto oramai come Ao, seconda capitale della dinastia, dove sono stati rinvenuti altri significativi frammenti di ossa oracolari che hanno comunque testimoniato come la pratica di tracciare iscrizioni per la divinazione fosse già in uso almeno tra il 1750 e il 1400 a.C.

ossa di drago 2La scoperta di segni incisi su gusci di tartarughe rinvenuti recentemente all’interno di 24 tombe nel sito di Jiahu (Henan) [3], tra i centri più antichi della cultura Peiligang (7000-5000 a.C.), che risalgono, secondo gli esami al radiocarbonio, intorno al 6600 e al 6200 a.C., potrebbe testimoniare che la divinazione, per lo meno su corazze di carapace, fosse già praticata alcuni millenni prima. Nel 2003 per la prima volta sono state scoperte otto ossa a Daxinzhuang (Shandong), a circa 200 km da Anyang, alcune delle quali presentano 25 dei primitivi caratteri cinesi che appatenevano allo stesso sistema di quelli dissotterati ad Anyang. [4] La nuova scoperta potrebbe contribuire a comprendere le istituzioni politiche e sociali tra la capitale e le città minori Shang.

Ma risulta fuori discussione che solo dall’epoca Shang la scapulomanzia acquistò una sua precisa fisionomia ed importanza.
Solitamente venivano utilizzate scapole di bovini, di pecore oppure corna di cervo, anche se si preferivano corazze di tartaruga, in prevalenza lo scudo (parte superiore) seppur non mancano tracce di iscrizioni sul piastrone (parte inferiore).

La tecnica di preparazione del materiale consisteva nell’utilizzare probabilmente delle sostanze acide per facilitare la lavorazione sulla superficie dell’osso, cui venivano applicate delle incavature per favorire la formazione di screpolature durante l’esposizione al fuoco. Il risultato prevedeva, di conseguenza, l’apparizione di un’incrinatura principale che percorreva l’osso verticalmente e di una secondaria, perpendicolare alla principale, che veniva interpretata a seconda del tipo di inclinazione.
Nella stratificazione sociale del periodo vi erano degli appositi scribi e sacerdoti, addestrati opportunamente ad incidere in punti precisi dell’osso o del guscio le iscrizioni che in media non superavano una quindicina di caratteri, anche se ne sono stati scoperti alcuni comprendenti circa 100.
ossa di drago 3Malgrado l’apparenza ancora relativamente primitiva della loro grafia, questi caratteri rivelano già un’alta capacità d’astrazione e di sistematizzazione, e nonostante siano stati riconosciuti prevalentemente pittogrammi, trascritti come disegni semplificati, non mancano comunque veri e propri caratteri composti che indicano concetti più astratti. Si è soliti infatti considerare queste iscrizioni più che un punto di partenza, il primo risultato di un lungo periodo di elaborazione che testimonia come fin dagli esordi i principi costitutivi della scrittura cinese appaiano già definitivamente fissati.
Dall’analisi dell’identificazione dei caratteri, emerge una considerevole quantità di stili adottati: la principale tendenza verte su forme di considerevoli dimensioni, prive nella gran parte di linee curve e sinuose con tratti decisi, e su forme di minori dimensioni, tendenti sempre più ad una uniformità stilistica.

L’oracolo veniva interrogato in occasione di importanti cerimonie sacrificali, imprese, spedizioni o su fenomeni naturali legati soprattutto al mondo agricolo. Dong Zuobin ha scoperto almeno venti tipi di azioni per le quali veniva richiesto con la divinazione il consenso degli antenati: chi aveva i mezzi di accesso al rituale possedeva anche il potere di governare, e infatti lo stesso re era spesso il capo-sciamano. [5]
Il maggior sviluppo della scapulomanzia è testimoniato, anche per questo motivo, negli ultimi secoli della dinastia Shang, in un periodo in cui la divinazione era diventata una pratica ordinaria per motivazioni di carattere prevalentemente politico: il rituale infatti legittimava il potere del sovrano nei confronti del popolo.
Dalle iscrizioni oracolari, ad esempio, si è scoperto come prima di compiere qualsiasi azione un re Shang si rivolgesse spesso ad un oracolo per conoscere il responso degli antenati, attraverso cui potevano essere intrapresi gli affari principali dello Stato: in questo modo lo sciamanesimo divenne il monopolio dei sovrani.
Gli antenati erano le figure chiave e ad essi bisognava mostrare rispetto e onorarli in accordo con il loro ruolo e rango.
Le cerimonie di carattere sciamanico, funzionali all’autoaffermazione del clan dominante, attraverso le iscrizioni su bronzi e su ossa oracolari, sembrano ribadire prevalentemente le ascendenze e discendenze familiari sempre allo scopo di assicurare un riconoscimento della propria supremazia da parte del clan dominante.
Queste iscrizioni hanno quindi contribuito in maniera determinante alla comprensione dei contesti religiosi, sociali, politici e culturali dell’epoca Shang; grazie ad esse infatti si è scoperto come l’arte fosse considerata uno strumento di accesso al Cielo, e allo stesso tempo uno strumento politico indispensabile per i membri della classe che aveva conquistato tale privilegio: in pratica “politica, religione e arte erano strettamente integrate.” [6]

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Dall’analisi delle iscrizioni Shang, inoltre, si evidenzia come fosse l’uomo a proporre una semplice alternativa a cui le potenze divine non avevano altra scelta che rispondere in maniera affermativa o negativa.
L’ansia metafisica si riduce quindi nella particolare interrelazione che si instaura, sin dall’epoca Shang, tra l’individuo e il mondo soprannaturale, il cui dialogo rimane molto prosaico in quanto è l’uomo ad avere l’iniziativa, mentre l’entità con cui interagisce non ha altra possibilità che di sottostare alle peculiari modalità di scelta dell’individuo. E’ doveroso ricordare che anche nelle riflessioni dei primi pensatori, da Confucio (551-479 a.C.) a Laozi (VI a.C.?), dove l’aspirazione all’universalismo si traduce nell’organizzazione sociale, sia essa collettiva o individuale, l’uomo che deve essere regolato e regolarsi in armonia con le forze della natura rimane sempre l’oggetto centrale di qualsiasi tipo di dottrina. Ogni corrente di pensiero in Cina si muove dunque su nozioni appartenenti al repertorio più antico, patrimonio culturale e cultuale del mondo Shang. [7]
Le origini della scrittura in Cina di conseguenza sono profondamente legate alle pratiche divinatorie, ovvero ad un contesto magico-rituale, con immediate implicazioni politiche derivate dall’uso della divinazione allo scopo di confermare la legittimità della dinastia al potere.

Marco Meccarelli
Dopo la laurea in storia dell’arte dell’estremo oriente, ha conseguito la scuola di specializzazione in Archeologia Orientale e il dottorato in Storia e Civiltà dell’Asia Orientale presso la Sapienza Università di Roma.
Attualmente è cultore della materia della cattedra di Archeologia, Storia dell’arte e filosofie dell’Asia Orientale presso la Facoltà di Lettere della Sapienza di Roma. Ha fondato il centro culturale VersOriente (www.versoriente.net) di Roma nel 2003.

NOTE

[1] Si racconta che alcune ossa venissero vendute dagli speziali di Pechino come “ossa di drago”, classico ingrediente dell’antica farmacopea cinese, tanto da attirare l’attenzione del Gran Segretario Wang Yirong, considerato come il primo che riconobbe gli antichi caratteri della scrittura cinese. Per approfondimenti cfr Willets, W., Origini dell’Arte Cinese, Milano, 1965, p.73
[2] Per approfondimenti si invita alla lettura di Keightley, D. N. Sources of Shang History: The Oracle-Bone Inscriptions of Bronze Age China, Berkeley, 1985 (1a edizione 1978). Keightley, D. N. The Ancestral Landscape: Time, Space, and Community in Late Shang China (ca. 1200- 1045 B.C.) China Research Monograph 53, Berkeley, 2000; Qiu Xigui, Chinese Writing. Translation by Gilbert L. Mattos and Jerry Norman. Early China Special Monograph Series No. 4., Berkeley, 2000.
[3] Cfr. Xueqin Li, Garman Harbottle, Juzhong Zhang, Changsui Wang, “The Earliest Writing? Sign Use in the Seventh Millennium BC at Jiahu, Henan Province, China.” in Antiquity, March 2003, n. 77, pp.31-44; Stark M. T., Archaeology of Asia, Oxford, 2005, p.128.
[4] Cfr Xinhuanet.com 9 aprile 2003
[5] Per l’elencazione delle azioni di Dong Zuobin e sul ruolo del re-sciamano cfr Chang K.-c., “La civiltà cinese antica : origini e caratteristiche” in 7000 anni di Cina, Arte e Archeologia cinese dal neolitico alla dinastia degli Han, catalogo mostra, Milano, 1983, p. 42.
[6] Chang K-c. “La civiltà cinese antica: origini e caratteristiche” op cit., p.42
[7] Per approfondimenti cfr Lucidi M.T., La fisionomia dell’urbanizzazione e dei suoi modelli, nella Cina antica, Roma, 1981

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