56- aurora boreale sulla montagnaBisogna accettare le cose, anche se sono senza valore. Bisogna tener conto del popolo, per vile che sia. Bisogna eseguire il proprio compito, anche se non si è sorvegliati. Bisogna formulare le leggi, nonostante la loro imperfezione. Bisogna compiere i propri doveri, anche se non hanno in sé nessuna attrattiva. Amare e dispensare il proprio amore, ecco la bontà. Vivere secondo le prescrizioni senza esserne prigionieri, ecco il rito. Dosare la giusta misura secondo un punto di vista elevato, ecco la virtù. L’unità che si adatta incessantemente alle mutevoli variazioni, ecco il Tao. Bisogna lavorare, benché il risultato dipenda dall’ispirazione, ecco la legge del cielo.

Così il Santo guarda il cielo ma non lo aiuta, perfeziona la propria virtù senza esserne schiavo, è in accordo col Tao senza fare alcun progetto, si conforma alla benevolenza senza trarne sicurezza, compie i suoi doveri senza esagerazione; osserva i riti senza farne degli obblighi; esegue i suoi compiti senza sottrarvisi; obbedisce alle leggi senza farne occasione di disordine; si appoggia al popolo senza disprezzarlo; non va mai contro la natura degli esseri; si fa un dovere di agire su di loro, anche se non meritano la sua azione. Chi non capisce la natura non può raggiungere la purezza della propria virtù; chi non capisce il Tao fallisce ovunque. Miserabile è colui che non capisce il Tao!

Che cos’è dunque il Tao? C’è il Tao del cielo, c’è il Tao dell’uomo. Non agire, ma imporsi a tutti, ecco il Tao del cielo; agire ma essere legato alle proprie azioni, ecco il Tao dell’uomo. Il principe si identifica con il Tao del cielo, i sudditi con il Tao dell’uomo. La differenza è grande, non si può non tenerne conto.

(Zhuang Zi, XI – ed. Adelphi)

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