di Andrea Biggio

“La realtà non è ciò che ci accade ma ciò che noi facciamo con quel che ci accade”
(Aldous Huxley)

“Dov’è il pericolo c’è anche la salvezza”
(Hölderlin)

Quando ci sentiamo in crisi, siamo abituati a dare la colpa agli altri: qualcuno ci ha fatto del male, nessuno ci capisce, con il partner va male, il lavoro è un inferno,qualcosa ci ha nuociuto. Nel campo della salute può essere stato un virus che gira, o un batterio particolare che mi attacca. La responsabilità, in tutti questi casi, non è mai la mia, non dello stile di vita che adotto non del mio modo di alimentarmi! Ed invece ci dovremmo assumere la responsabilità di quello che facciamo, nel senso etimologico del termine: di una abilità nel dare risposte adeguate a ciò che ci accade, una respons-ability. Quando la crisi arriva è bene ricordarci che essa porta sempre con sé una chance.

La parola crisi (krisis) nell’antica Grecia significava, allo stesso tempo, sia pericolo che decisione e, in modo stupefacente, nell’antica Cina questa espressione era scritta con un doppio ideogramma dal duplice significato (wei ji): pericolo e opportunità. Una crisi, dunque, viene vista in modo simile sia nella saggezza orientale che in quella occidentale: ogni crisi ci vuole costringere a prendere delle decisioni e rappresenta una porta (op-portunus in latino era il vento che riconduceva in porto la nave) attraverso la quale passare per ritrovare un nuovo equilibrio. Se non prendiamo mai delle decisioni… non siamo mai attori del nostro destino! Così, per esempio, i sintomi delle malattie – compreso ogni disagio psichico – non sono solo un richiamo del passato, da sopprimere, da abbattere come un ostacolo o una ferita da cicatrizzare, ma una memoria da ritrovare, un consiglio a mettersi a nudo davanti ai propri occhi e anche un invito rivolto al futuro ed a porci la domanda: “Cosa mi sta chiedendo? – A cosa m’invita? – Verso dove vuol portare la mia riflessione?”

Krisis in greco antico significa: periodo negativo, fase di crescita, alleato.

Abbiamo visto cosa vuol dire la parola CRISI (latino crisis e derivazione dal greco krisis : scelta, decisione; a sua volta un derivato dal verbo krino, io decido, io separo, io discrimino, io giudico, da cui derivano anche critico, critica, criterio, etc.) Poi, con la medicina ippocratica, per estensione, momento culminante di una malattia, decisivo per un cambiamento in meglio o in peggio. Dunque la parola crisi si riferisce a quell’estremo, relativo, verso cui la vita ci spinge ed in cui siamo obbligati a prendere una DECISIONE. Si verifica una rottura di un equilibrio raggiunto, stabile, cui segue la necessità di cambiare la propria visione dei fatti, di modificare uno schema mentale o di comportamento già sperimentato, perché questi svelano la loro inadeguatezza di fronte alla situazione presente. Ci sono crisi evolutive connesse alle tappe biologiche, es.: pubertà, menopausa, etc. e crisi accidentali, caratterizzate da sorpresa, come la perdita prematura di una persona cara, la disoccupazione improvvisa, una malattia grave, una rottura di coppia, etc. Una caratteristica di queste crisi accidentali è la non prevedibilità e la non adeguatezza ad affrontarle, da parte dell’individuo, con gli strumenti psicologici e fisici a sua disposizione, quelli che ha finora conosciuti e sperimentati.…. dalla crisi, alla decisione, al cambiamento…Il pericolo ed il malessere contengono in sé un’occasione di trasformazione ed allora lo stato di crisi è un momento di grande apertura al cambiamento (sia affettivo che cognitivo) verso un più alto livello qualitativo di vita oppure, se non si sfrutta l’opportunità, destinato a segnare la decadenza attraverso crisi successive sempre più forti. L’individuo in crisi, pertanto, per crescere qualitativamente, deve elaborare modalità completamente nuove di approccio rispetto agli eventi in cui è attore. La decisione è la cerniera tra la crisi ed il cambiamento: essa stessa è un cambiamento come lo è la crisi, il tutto nell’ambito della processualità…

E’ davvero interessante conoscere come lo I Ching (correttamente ortografato come Yi Jing), nell’esagramma n° 43, illustri con saggezza che cosa sia una decisione.

43 - 120px-Iching-hexagram-43.svgEsagramma 43.
夬Guài (Kuai).
La decisione.
Mostrarsi risoluti.
Lo straripamento.
Aprire un passaggio.

La fermezza apre un varco verso la “souplesse” (morbidezza, docilità, elasticità). Nella moneta antica cinese si celebra l’incontro tra Cielo (cerchio) e Terra (quadrato).
La vera decisione (etimologia dal latino: de-caedere = toglier via) non è mai qualcosa di spontaneo ed istintivo ma presuppone un’attenta riflessione in un certo lasso di tempo, unita alla considerazione delle conseguenze della scelta che si effettua. Questa scelta, dunque, scarta definitivamente, “toglie via”, le alternative meno adatte al nostro Dao (Tao), quelle che, nella valutazione, sono meno interessanti o ci offrono meno contatto con la nostra interiorità, il nostro processo. Ed è, soprattutto, una scelta che ci fa uscire dall’esitazione, perché altrimenti la tanta energia rischia di debordare. In Guài, la forza si è talmente accumulata che deve manifestarsi (con parole chiare) attraverso una decisione, ma canalizzandosi in modo corretto e riflessivo, altrimenti vi è il rischio di essere superati dal troppo yang (di farsi trasportare da ciò che si ha da dire o che si vuol fare). E’ il tipico rischio delle situazioni in cui siamo sul punto di riuscire: l’ultima mossa è quella più delicata. Bisogna ben prepararsi e saggiamente trattenersi, dosando la forza senza che la fermezza ne risulti indebolita. Non si deve tendere a schiacciare “il nemico”, interiore oppure oggettivo che sia, perché una dura contrapposizione va sicuramente a rafforzare proprio ciò che essa cerca di sconfiggere. Non è il grande accumulo di forza yang che, di per sé, è garante di realizzazioni: non bisogna, infatti, confondere la determinazione con l’aggressività, che è frutto di emotività e pressioni interne. Per la filosofia dello Yi Jing, una decisione e un’azione davvero risolute non si basano sulla forza ma sulla durata, inquadrandosi più correttamente in una concezione di “processo” e di “efficacia”.

Scrivere il cambiamento: Yi Jing vuol dire Libro (Jing) dei Cambiamenti (Yi)

La scrittura cinese è costituita in origine da pittogrammi: sole luna montagna acqua albero occhio bocca persona. Dal pittogramma si passa all’idea astratta, all’azione: nasce l’ideogramma, che è un segno complesso, composto da più segni semplici. Gli ideogrammi, a differenza della scrittura inventata in occidente, si indirizzano al nostro cervello destro, quello intuitivo e poetico, diverso dal sinistro più analitico e razionale. Le undici lettere della parola italiana CAMBIAMENTO (10 in francese, 6 in inglese) possono suggerire migliaia di idee diverse, ma non evocano nessuna immagine, perché quella parola vive sono nel nostro pensiero, non nella natura, mentre, come sostiene Hillmann, l’anima si nutre d’immagini! Per il cinese l’ideogramma yi, riportato nella immagine e che indica il cambiamento, non ha niente d’intellettuale: esso è formato semplicemente dalla giustapposizione di due segni, in alto il sole e sotto la pioggia che cade! Questo ideogramma non DESIGNA il cambiamento, lo DISEGNA!

Yi in caratteri cinesi

Yi ha tre significati:
1. cambiamento del tempo e costanza del cambiamento: concezione contadina arcaica del succedersi di sole e pioggia e quindi dell’alternarsi delle stagioni…
2. semplice, facile, regolarsi secondo il tempo atmosferico per seminare e raccogliere.
3. legge fissa! E’ sicuro che dopo la pioggia ci sarà il sole e dopo l’inverno la primavera. Questa è la naturale conclusione cui tutti possiamo giungere, la trasformazione universale: poiché tutto cambia continuamente, il cambiamento è la sola legge che vale dappertutto e che sempre prevarrà. Essa è dunque l’unica base solida su cui fondare una strategia delle azioni.

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