Andrea Biggio

“I Ching: la motivazione uno se la può dare”

L’I Ching, o Libro dei Cambiamenti, è uno strumento fondamentale di orientamento per la persona e, particolarmente, per coloro che sono impegnati in funzioni di gestione aziendale e management, perché affronta in modo globale e sistemico la questione dell’efficacia e quindi della strategia.
Studiare ed imparare a consultare questo antico testo cinese consente di sottrarre tutto quel pensiero strategico di cui si sono impossessati tanti guru, sia occidentali che orientali, per renderlo alla filosofia. Per tale ragione è fondamentale una formazione specifica che consenta di famigliarizzarsi con un concetto di efficacia/strategia che è comune sia alla filosofia cinese antica che alla Grecia arcaica.
La “metis” di Ulisse non è altro che la capacità: a) di percepire i vantaggi che si possono trarre dalle circostanze per sfruttarli; di vedere quindi come la situazione si va evolvendo e mutando, per cogliere in essa l’orientamento favorevole; b) di scoprire i “fattori portanti” (oggi, negli affari, si parla di mercato portante) per appoggiarvisi e farsi portare.
Nelle antiche arti della guerra cinesi, allo stesso modo degli antichi greci, ciò che conta per l’efficacia/strategia è il “potenziale di situazione”: lo stratega viene stimolato a partire pragmaticamente dalla situazione in continuo mutamento, all’interno della quale ci si trova, e non da un piano/progetto precedentemente predisposto. La strategia viene vista come la ricerca dei fattori favorevoli da cui trarre profitto/vantaggio e pertanto il grande stratega non progetta un piano, ma scopre ed individua nella evoluzione della situazione gli elementi che gli sono favorevoli per farli crescere (F.Jullien).
L’I Ching, Libro dei Cambiamenti, è dunque prima di tutto un “manuale di strategia”. Non è sufficiente infatti avere – come spesso autorevolmente viene detto, rispetto a ciò che si vuol intraprendere – passione, fede, gerarchia dei valori, energia, capacità di istituire legami con gli altri e comunicazione efficace, ciò che davvero necessita è imparare a essere efficaci e stabilire la strategia appropriata, intesa come modo di individuare i “fattori portanti” della situazione per sfruttare le risorse a disposizione nel momento, nell’ hic et nunc, nostre e dell’universo, allo scopo di accordarvisi e farle funzionare.
La strategia è un collegamento tra i mezzi a disposizione, lo scenario ed i fini, e concerne sia “cosa” fare che “come” farlo. E, per questa ragione, bisogna cercarla, momento per momento, sulla base degli scenari che sono continuamente in movimento, perché mutano.

Corollari dell’approccio all’I Ching per il management di sé e degli altriL’ “apertura al cambiamento”, importante per noi stessi ma anche molto richiesta nelle aziende moderne, è l’essenza stessa del Libro, il quale consente di recepire rapidamente gli stimoli al mutamento provenienti dal contesto e dallo scenario e di allinearsi ad essi, soggettivamente con il nostro libero arbitrio, nel modo che più si armonizza con la nostra propria natura. Il manager e la manager, in una concezione molto estesa di questo termine (senza cioè identificare una categoria precisa, un ruolo professionale specifico od una figura tecnocratica particolare), sono – ognuno con la sua storia – la vera potenzialità per mezzo della quale il cambiamento operativo vero e proprio, in azienda, possa transitare attraverso quello culturale ed essere da questo preceduto.
L’ I CHING è uno strumento molto indicato, anche, per il “problem solving”. Ci consente, cioè, di affrontare i problemi riconoscendo le informazioni essenziali ed operando scelte personali finalizzate a trovare soluzioni coerenti con gli obiettivi che vogliamo raggiungere, siano essi aziendali e/o personali.L’ I CHING ci agevola pure nella “gestione dell’ansia e dell’incertezza” in modo adeguato, consentendoci di ridurre lo stress e mantenere lucidità mentale in situazioni incerte e rischiose, per affrontarle in modo equilibrato ed efficace. L’I Ching, infine, ci consente di portare con noi, anche nel luogo di lavoro, la filosofia e la riflessione, essendo esso stesso uno strumento di “consulenza filosofica” e di “self help”, per utilizzarlo in tutte le situazioni in cui si deve decidere, effettuare scelte, intraprendere iniziative, etc.

I Ching: la motivazione uno se la può dare
(tratto da “Voglia di fare – Motivati per crescere nell’organizzazione” di Gian Piero Quaglino, Ordinario di Psicologia della Formazione presso l’Università di Torino, Isvor Fiat 1999. Edito da Guerrini e Associati)

La motivazione uno se la deve anche dare, di questi tempi. Almeno è bene che non l’aspetti da qualcun altro.

Nelle organizzazioni la motivazione è soprattutto un percorso personale, un mettersi alla prova, per orientare le sfide, per misurarsi e riconoscere il proprio valore.

Ma non l’aveva già capito … qualcuno anche qualche migliaio di anni prima, se diamo un’occhiata all’I-Ching: al Libro dei Mutamenti o Libro della Versatilità (appunto). Lì la parola motivazione è al centro di una pluralità di significati che l’ideogramma associato contiene: sentimenti, desideri, passioni, vera natura, cuore e verde, ciò che germina nel cuore. E l’ideogramma, a sua volta, è contenuto in quattro dei sessantaquattro esagrammi: nel congiungere (31), nel perseverare (32), nel vigore del grande (34), nel conglomerare (45). … L’I-Ching dice “motivazione nel congiungere”? E dove altrimenti? Lì è il territorio elettivo, e proprio se guardiamo alla motivazione in organizzazione. Lì, in quel congiungere che per noi vale “nel legame tra individuo e organizzazione”: nel contratto psicologico, per meglio dire, nel patto intersoggettivo. E’ lì che si declina la motivazione, in quel campo di forze che si rendono attive attraverso il processo di continua rinegoziazione di significati che è propria di quel legame.

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