Andrea Biggio

Efficacia, decisione ed utilizzo aziendale del Libro dei Mutamenti 

L’efficacia

La più antica opera cinese, il Libro dei Mutamenti, Yi Jing (come viene modernamente ortografato per gli occidentali l’I Ching), pilastro della saggezza e del pensiero filosofico di quel popolo, interpreta il principio di realtà non in termini di azione ma di trasformazione. La polarità di base presente nell’universo è rappresentata dalle due linee, spezzata (yin) ed intera (yang), che ci danno conto di ogni processo e, convertendosi e permutandosi le une nelle altre, ci indicano l’universale legge della trasformazione continua delle cose (il panta rei di Eraclito). Il saggio apprende dal loro esame, nella consultazione del Libro, ad apprezzare il “campo delle forze” che sono in gioco e che costituiscono il “potenziale della situazione”; non per uno scopo meramente contemplativo, ma semplicemente e pragmaticamente per rendere la sua condotta “efficace”, cioè sempre “in fase” con l’evolversi stesso delle cose. In questo modo Il saggio (oppure lo Yi Jing, che è lo stesso), come pure lo stratega, non appunta la sua attenzione sull’azione momentanea (anche quando è prolungata) ma “trasforma” pensando alla durata del processo, dalla cui continuità scaturisce l’effetto naturalmente, l’efficacia.

Nell’arte della guerra cinese, i cui principi – come forse non tutti sanno – sono mutuati dal Yi Jing, è centrale la consapevolezza che l’iniziativa non viene da me, ma che vi sono nella situazione stessa dei fattori favorevoli sui quali mi posso appoggiare per farmi “portare” (per esempio nozione di mercato portante). Per Sun Tzu la strategia non è altro che la ricerca dei fattori favorevoli da cui trarre profitto.

Le parole efficacia e efficienza derivano ambedue dal latino “efficere” e stanno a significare nella nostra cultura, come risulta da ogni buon dizionario, due concetti abbastanza diversi. Ne risulta, pertanto, che è efficiente chi svolge bene le funzioni e le mansioni che gli vengono assegnate ed è efficace chi raggiunge lo scopo desiderato (anche se in modo difforme da quanto funzioni e mansioni prevedano, n.d.r.).

Nella modalità cinese, come ci spiega lucidamente François Jullien (Trattato dell’efficacia. Einaudi 1998), e con riferimento alla “strategia”, l’efficacia viene innestata dall’efficienza dello stratega, cioè da quella “modalità” indiretta di operare nella processualità delle trasformazioni silenziose, captando il “potenziale di situazione”, facendo leva sui “fattori portanti”, senza forzare (Wu Wei) il risultato, ma facendone emergere – dopo una lenta maturazione – l’opportunità da cogliere come un frutto maturo.

Nell’esagramma n° 63 del Yi Jing (Libro secondo) è scritto: “Chi sta al di sopra delle cose, quegli le porta al compimento. Per questo segue poi il segno ‘dopo il compimento’ che significa ‘consolidamento’”.

Ecco perché leggiamo nella stanza 63 del Laozi (Laozi, Einaudi 2004) “agisci senza adoperarti – con distacco le mansioni assolvi – sulle difficoltà pondera finché son facili da sbrogliare – bada a ciò che è grande dalle minute inezie – le difficoltà al mondo, da cose facili han principio – quel che è grande, al mondo, da minute inezie ha principi -” e nella stanza 64 “idear le cose prima che dian segno – ordine stabilisci quando il disordine ancora non è comparso – quell’albero il cui tronco stenti ad abbracciare, da un butto finissimo è cresciuto – quella torre di nove piani , da un canestro di terra è sorta –“

La decisione

Decidere è, pertanto, effettuare scelte a monte dei processi e cogliere il frutto quando è maturo. Cogliere il frutto maturo potrà sembrare agli occhi degli altri, esteriormente, una decisione del momento, ma non è così: essa conosce il suo piccolissimo inizio molto più a monte. Anche le decisioni che sembrano presentarsi improvvise, in effetti, affondano le loro radici nella processualità delle cose e, se ho ben piantato il seme e curato la piantina nella sua crescita “senza forzare”, so valutare con responsabilità il momento della maturazione del frutto. I cinesi antichi dicevano che il futuro è sempre presente sotto forma di seme, perciò se so contrarre l’albero nel seme, so anche prevedere come l’albero si svilupperà dal seme. Se conosco il nucleo centrale della situazione sono dunque in grado di prevederne le naturali conseguenze. Se osserviamo bene una semplice ghianda vediamo solo un piccolo e delizioso ammasso di materia vegetale, ma sappiamo bene che dentro il suo involucro, nel grande mondo del “non visibile”, esiste una potente spinta futura, quella della quercia. Il visibile e l’invisibile, per il saggio, non si oppongono tra loro come due differenti realtà, ma sono fasi complementari di uno stesso processo: sono il principio unico, la stessa realtà colta in due momenti differenti. La piantina di narciso quando si sviluppa dal bulbo, nel quale è incorporato il disegno del suo futuro, non potrà nascere prima o diventare migliore se la si tirerà fuori dalla terra prima del tempo: diverrà quel bel fiore profumato nei suoi tempi per accordarsi a quel disegno incorporato. La vera decisione, per il saggio, è già contenuta nelle cose, che per questo motivo vanno attentamente studiate e considerate sin dal loro più impercettibile (e spesso invisibile) inizio. Decidere – e quindi scegliere – è il primo servizio che si chiede al Yi Jing. Ma non si tratta di una delega a decidere in modo efficace al nostro posto, bensì della richiesta di fornirci l’indicazione circa le forze in gioco, dentro e fuori di noi, visibili ed invisibili, nella situazione per la quale gli domandiamo “il responso”. Decidere deriva etimologicamente dal latino de-caedere, tagliar via, tra le preferenze e le priorità, quelle che ci interessano meno e scegliere i “fattori portanti” sui quali appoggiarci per procedere. In Cina, l’ideogramma Suan, che significa aritmetica e calcolo, ha due radici e due significati: calcolare/enumerare e divinare: il significato è “contare e calcolare l’origine – nel presente – di ciò che succederà, di ciò che sta per accadere”.

Paul Watzlawick (Change. Astrolabio 1974) ci spiega bene, citando un vecchio test psicologico, che quando dobbiamo trovare una soluzione ad un problema siamo sempre autoreferenziali, partiamo cioè sempre dalle stesse premesse e il risultato è un cambiamento apparente (del tipo 1) e non un vero cambiamento (del tipo 2). Se ci viene richiesto di collegare i nove punti del quadrato con sole quattro linee rette, senza sollevare la matita dal foglio, ordinariamente siamo indotti a cercare la soluzione all’interno del quadrato, anziché abbandonare il campo e cambiare le premesse uscendo dal quadrato stesso, cioè dalla nostra gabbia. Quando consultiamo lo Yi Jing per prendere una decisione, noi siamo in grado di uscire dalla gabbia dei pregiudizi e della nostro ristretto sguardo sulla situazione. Infatti la visione della realtà che ci viene offerta con la radiografia del presente, effettuata dal Libro dei Mutamenti, abbraccia tutto il campo delle possibilità andando oltre la gabbia, oltre la nostra visione limitata e conservativa delle cose che conosciamo.

Il “team interiore” ed il “management di sé”Consultare l’antico Libro dei Mutamenti, dunque, aiuta nelle decisioni e nelle scelte, facendo luce su ogni aspetto esteriore implicato nella situazione; ma esso svolge un ruolo importante anche con riguardo alla complessità e alla molteplicità interiore di ognuno. Il brusio di voci interne, di moti e di impulsi volitivi e istintivi, che spesso si affolla nella nostra mente prima di decidere, meglio ancora: prima di avviare il processo, vuole spazio e richiede di essere riconosciuto, vagliato ed integrato anziché rimosso o scacciato come fastidioso. James Hillman dice: “A me piace immaginare la nostra psiche come una pensione piena di ospiti. Ci sono quelli che si presentano puntuali e seguono le regole della casa, e altri, anch’essi ospiti fissi, che se ne stanno chiusi in camera o si fanno vedere solo di notte; e può darsi che questi e quelli non si siano mai incrociati. …bisogna dar spazio a tutti, ai caratteristi, alle controfigure, agli addestratori di animali, alle comparse, agli attori che recitano soltanto una porticina e si esibiscono in numeri inattesi.” Lo Yi Jing, nella sua risposta, ci aiuta a portare sulla scena teatrale della vita – durante il processo decisionale – l’intera nostra compagnia melodrammatica, insieme al coro, ai ballerini, ai protagonisti e al direttore d’orchestra, quando ringraziano inchinandosi alla fine della rappresentazione, ciascuno a modo suo. Lo Yi Jing ci aiuta a gestire questo straordinario team interiore individuando il messaggio di cui ogni componente è portatore. Ogni membro della squadra ha un suo messaggio e le singole linee, spezzate o intere nell’esagramma di risposta, ben lo descrivono, sovente con straordinaria precisione. Il nostro comportamento e la maturazione della decisione spesso avvengono ad opera di una sola di queste istanze interiori senza che alle altre venga data la possibilità di esprimersi. Se, invece, le relazioni conflittuali tra le nostre istanze interiori significative vengono integrate si accede ad una dimensione di sinergia tra di esse che diventa anche esterna, realizzandosi pure fuori di noi e generando altra sinergia e valore nell’ambiente nel quale viviamo e/o lavoriamo.

Ecco dunque come un buon management di sé presupponga – nell’ottica di decisioni efficaci – anche un buon lavoro da fare con il team interiore: per prima cosa per conoscerlo e, in secondo luogo, per far parlare e lavorare i membri della squadra; e, soltanto a questo punto, far entrare in scena il capo supremo, l’istanza “manager” dell’io cosciente, per l’integrazione delle tendenze spesso contraddittorie che in noi si formano durante la maturazione della decisione: per liberarsi dalla costrizione di assecondare quell’istanza che vuole imporsi sempre con la solita prepotenza. E tutto ciò anche per un altro motivo: che, come diceva Goethe, “was ist drinnen ist außen” = “ciò che è dentro è fuori”, e si scopre sempre, con grande meraviglia, che c’è una corrispondenza tra la realtà che ci circonda ed il nostro teatro interiore: gestire il secondo equivale a gestire anche la prima. Lo Yi Jing è uno strumento indispensabile nello sforzo di dare uno spazio “organizzato” a tutti questi “personaggi”: sforzo, davvero non facile, che gli psicologi junghiani chiamano “integrazione dell’Ombra”.

Utilizzare il Libro dei Mutamenti nella formazione aziendale.L’approccio al metodo di consultazione del Yi Jing riguarda fondamentalmente lo sviluppo e la crescita personale. Per questo può essere scelto anche in un ambito formativo moderno, sia con modalità intraziendale, cioè che concerne i dipendenti della stessa organizzazione, sia con modalità interaziendale, cioè mirata a persone provenienti da diversi contesti lavorativi, come pure a liberi professionisti, manager, imprenditori, anche se si trovano ai primi inizi del percorso lavorativo.

Può, quindi, divenire un interesse aziendale moderno quello di fornire, nell’ambito di una formazione continua (iniziative brevi e personalizzate e loro ricorrenza sistematica e programmata nel tempo), spazi per la progettazione di una crescita culturale ed organizzativa anche non immediatamente connessa alle mansioni lavorative. Nell’ambito di una tale formazione si potrebbe favorire l’acquisizione di strumenti, tra i quali lo studio e la pratica del Yi Jing, nell’ottica del contemporaneo conseguimento di due risultati ragguardevoli. Da una parte, un approccio nuovissimo – ma antico — alla teoria della decisione e dell’efficacia, e, dall’altra, la possibilità di far dialogare maggiormente tra loro i due emisferi cerebrali, quello destro, più intuitivo e poetico, con quello sinistro, più razionale e deduttivo, allo scopo di impedire le continue censure che quest’ultimo porta al primo. Con significativi risultati nei campi della gestione del cambiamento; della gestione dello stress e delle difficoltà; nella comprensione di sé e degli altri. Studiare lo Yi Jing è studiare le basi di una cultura lontana dalla nostra ma della quale è interessante servirsi, scoprendo che le basi della dialettica yin-yang, teorizzate nel Libro dei Mutamenti, sono quelle che hanno poi costituito il fondamento di manuali tanto studiati nelle scuole occidentali di management: “Arte della guerra” e “36 Stratagemmi”.

La parola stratagemma non esiste in latino perché è un concetto molto lontano culturalmente dal pensiero romano-occidentale; e la nostra lingua, per esprimerne il concetto, è dovuta ricorrere all’etimologia greca, usando quella cultura come ponte verso il sapere orientale.

Il manager e/o la manager, in una concezione molto estesa di questo termine (senza cioè identificare una categoria precisa, un ruolo professionale specifico od una figura tecnocratica particolare), sono – ognuno con la sua storia – la vera potenzialità per mezzo della quale il cambiamento operativo vero e proprio, in azienda, possa transitare attraverso quello culturale ed essere da questo preceduto.

Vediamo,dunque, quali possono essere alcuni risultati di un approccio al Libro dei Mutamenti, in “formazione aziendale continua”:

L’ “apertura al cambiamento”, importante per noi stessi ma anche molto richiesta nelle aziende moderne, è l’essenza stessa del Libro, il quale consente di recepire rapidamente gli stimoli al mutamento provenienti dal contesto e dallo scenario e di allinearsi ad essi, soggettivamente con il nostro libero arbitrio, nel modo che più si armonizza con la nostra propria natura.Lo Yi Jing è uno strumento molto indicato, anche, per il “problem solving”. Ci consente, cioè, di affrontare i problemi riconoscendo le informazioni essenziali ed operando scelte personali finalizzate a trovare soluzioni coerenti con gli obiettivi che vogliamo raggiungere, siano essi aziendali e/o personali.Lo Yi Jing ci agevola pure nella “gestione dell’ansia e dell’incertezza” in modo adeguato, consentendoci di ridurre lo stress e mantenere lucidità mentale in situazioni incerte e rischiose, per affrontarle in modo equilibrato ed efficace.Lo Yi Jing, infine, ci consente di portare con noi, anche nel luogo di lavoro, la filosofia e la riflessione, essendo esso stesso uno strumento di “consulenza filosofica” e di “self help”, per utilizzarlo in tutte le situazioni in cui si deve decidere, effettuare scelte, intraprendere iniziative. Perché all’europeo riesce difficile capire l’Oriente.

di C.G.Jung (da “Il Segreto del Fiore d’Oro” Bollati Boringhieri 2001)

“La scienza è lo strumento dello spirito occidentale, e con essa si possono aprire più porte che con le sole mani. L’Oriente ci apre invece una via diversa di comprensione, più ampia, più profonda ed elevata: la comprensione attraverso la vita. L’imitazione occidentale si riduce ad una tragica incomprensione della psicologia orientale ed è inoltre sempre così sterile… Non di questo si deve trattare, non di imitare in modo disorganico un mondo straniero, ma piuttosto di riedificare nella sede sua propria la cultura occidentale e condurvi il vero europeo, nella sua quotidianità occidentale, con i suoi problemi coniugali, con le sue nevrosi, i vaneggiamenti sociali e politici, e con le sue sbigottite incertezze riguardo a una visione del mondo. Per questo è così penoso vedere l’europeo rinunciare a sé stesso e imitare in modo affettato l’Oriente. Il mero intelletto non è in grado di comprendere l’importanza pratica che per noi potrebbero assumere le idee orientali e perciò riesce (soltanto) a classificarle tra le curiosità filosofiche ed etnologiche. L’incomprensione giunge a un punto tale che persino dotti sinologi non hanno inteso l’applicazione pratica dell’I Ching e considerano questo testo null’altro che una raccolta di astruse formule magiche.”

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