di Fabrizio Bonanomi

in numerologia la cifra esprime una quantità, il numero ha invece in sé una essenza intrinseca che esprime una qualità

I numeri

Obbedire al Dao, modellarsi allo Yin-Yang e conformarsi ai Numeri è la condizione indispensabile per raccogliere il Modello offertoci dalla Tradizione, al fine di comprenderla nei suoi diversi aspetti. Lo studio della numerologia è un cammino molto complesso, ciò che è importante mettere a fuoco in questo contesto sono le chiavi che ci consentono di cogliere le Leggi Generali, il Modello Universale che, applicato ad ogni singolo individuo, ci permette di comprendere la sua essenza.
In numerologia, la cifra esprime una quantità, il numero ha invece in sé una essenza intrinseca che esprime una qualità, una valenza energetica, che è sempre stata la stessa in tutte le culture sebbene diverse e lontane nel tempo e nello spazio. Oltre alla sua propria valenza intrinseca ogni numero assume un significato ed un simbolismo in funzione dei numeri che lo compongono. […]
La numerologia è considerata la scienza sacra per eccellenza. Sembra che essa sia antica come la scrittura: infatti, presso tutti i popoli antichi, egiziani, ebrei, greci, cinesi ed indiani, se ne trovano testimonianze scritte ed alcuni studiosi ne fanno risalire le origini addirittura alla leggendaria Atlantide! Nelle mani dei capi tribù e degli sciamani di migliaia di anni fa, sia in oriente che in occidente, i numeri costituivano di fatto uno strumento di potere, di cui solo pochi “eletti” potevano conoscere i segreti più reconditi.
E così, al pari delle altrettanto preziose tecniche di guarigione, la loro conoscenza divenne monopolio dei più potenti ed intraprendenti membri del clan. Il linguaggio però era agli albori e di grande aiuto si rivelò il disegno che permetteva di superare immediatamente l’enorme difficoltà di comunicare foneticamente, quando l’espressione linguistica non riusciva ancora a soddisfare le esigenze del caso.
Vennero così codificati diversi segni/simboli ricorrenti il cui significato mutò con il passare del tempo. L’uso e l’interpretazione di questi segni assunse un aspetto per così dire “mistico”, che andava ben oltre il loro puro e semplice valore numerico […]
Uno, il primo dei numeri, il garante dell’unità

Traduzioni:

Ricci

Wade : i – pinyin: yi
Rad. 1
Uno. Primo.

(Oracolare)
(Ds.

 yu i jen: Io, l’unico (il sovrano)

(Testi Antichi)
Uno; uno solo. Primo. In primo luogo. Il solo.

(Ds.

 i ren: L’uomo unico, colui che ha la norma, che funge da timone, il sovrano.)

Tendere ad un solo scopo, essere tutt’uno con qualcosa.Unire (senso forzato); riunire; congiungere. Lo stesso; uguale. Puro; senza mescolanze; perfetto. Tutto, interamente; tutto intero. L’Unità; l’uno (principio fondamentale – origine di tutti gli esseri). Molto, tanto.

(Ds.

 t’ai i: Grande Unità (condizione originale, prima della distinzione del Cielo e della Terra)

(Shou Wen)
L’Uno è iniziale; è il principio assoluto; una volta stabilita la Via (tao) con e attraverso l’Uno, Cielo e Terra sono prodotti e distinti, i Diecimila esseri si evolvono e si realizzano.

(Filosofia Cinese)

L’Uno, esso contiene la totalità e l’origine dei Diecimila esseri dell’Universo. Modalità con la quale si strutturano gli esseri, la loro coesione, la loro intima coerenza e la modalità per preservare la loro identità. Preservazione dell’identità dell’essere attraverso la molteplicità delle loro espressioni. Unità del Cielo/Terra; unificazione dell’essere. Oggetto privilegiato della contemplazione. Uno solo, Unico. Unificare, uniformare, unire.

Wieger

I Uno : rappresenta l’unità, principio della numerazione. Rappresenta l’unità primordiale, sorgente di tutte le altre.

(L.e. 1a)

Wilder & Ingram

I Uno, rappresenta l’unità primordiale. Il primo nella serie dei numeri, esso rappresenta la sorgente di tutto ciò che segue. Esso è il primo radicale.

Commentario

I-1, numero dispari non divisibile se non per se stesso, è il primo dei radicali della lingua Cinese. La sua qualità è a garanzia della coesione dell’essere. (questo è l’uomo tutto d’un pezzo).
Difficile è tradurre in parole una entità come I-1.
E’ come osservare un’opera d’arte, un quadro, ad occhi socchiusi sfuocando leggermente la vista per cogliere l’integrità dell’opera, carpirne il messaggio globale; poi è necessariamente logico osservarne i contenuti, ma, in modo taoista, si può affermare che, comunemente, iniziare è uno, tutto inizia da un piccolo passo o da un grande passo, ma è sempre il primo passo.
Parlare di uno, parlare di unità, significa sviarne il significato. Usare parole od esempi per descriverlo significa speculare e speculare è sinonimo di divisione. Ma se l’unità si divide non è più tale.
Questo modo di vedere ed interpretare le cose è tipico del Pensiero Cinese, esso non manca di aspetti speculativi che la filosofia stessa ha prodotto, riprodotto e lasciato ai posteri: i testi Classici Antichi.
Testi e commentari ai Testi ci vengono in aiuto. Ci sciolgono nodi filosofici in apparenza contraddittori ed incomprensibili.
Le relazioni, le situazioni particolari, sono dettate dai Classici (testi classici della MCC e filosofia Cinese), i Classici sono i Numeri.
Il TaoTth Kin

 è uno di questi, e propone una chiave di lettura dell’ “Ordine Universale” attraverso capitoli i cui numeri di riferimento non sono casuali.
Il contenuto dei capitoli è, in qualche modo, una modalità di esplicare la qualità del numero a cui il capitolo stesso è legato.
Il contenuto racchiuso nel quinto capitolo ad esempio, descrive in un modo grafico e più circostanziato una situazione o cosa che, per interposta persona, mostra la qualità del numero cinque in quanto tale. Quindi il quinto capitolo non si accolla solo un valore numerico, ma sarà importante per il lettore comprendere che in quelle righe si comunica il cinque qualitativo.
Vista la difficoltà di approccio e la complessità del primo dei numeri, osserviamo il primo capitolo di questo testo classico, in cui si parla dell’Uno, e dove si enuncia: “nome che uno enuncia non è il nome” e ancora, “chiamato per nome è la madre dei diecimila esseri”. Non è possibile parlare di uno, dell’unità, non è possibile dare un nome che ne limita il significato globale, la visione globale.

Ognuno (ogni-uno), ogni essere umano, è un sol fiotto. Parlare di un aspetto è dividere una unità. Uno è l’essere che tutto contiene, il Caos.

Hun Dun

 (caos primordiale) è trampolino di partenza, è realtà totale, è involucro da cui si sviluppano tutte le differenze, tutte le situazioni particolari.

Il comunicare, l’attrarsi, il separarsi sono peculiari aspetti dell’Uno.
Parlare di Uno è parlare di Due, oppure Tre, oppure Quattro e così via.
Uno è garante dell’unità dell’essere. Uno è il supporto di tutti i numeri dispari o pari perché, in fondo, Uno è tutto. Uno contiene in potenza tutto il resto, e quindi anche tutti i numeri successivi che risultano essere una sorta di sottoinsiemi.
Per usare una metafora, possiamo immaginare un libro, al cui interno sono presenti dei capitoli numerati che descrivono in dettaglio ciò che in copertina il libro enuncia: l’argomento del libro.
I capitoli del testo ne scrutano “Il Titolo”; essi svolgono questo compito sviluppando nel dettaglio l’argomento in questione attraverso l’analisi di una situazione particolare, una modalità, un punto di vista originale.
Nella fattispecie, attraverso l’aspetto qualitativo del numero, i capitoli generano un “modello” attraverso il quale è possibile illuminare di luce nuova il “Titolo” stesso.
Nel contempo le argomentazioni dei capitoli non escono dal seminato, sono coerenti e fedeli al tema trattato, al “Titolo”, all’Uno.
In definitiva il capitolo in cui si descrive il 2 parla dell’unità espressa in una coppia, nel due; ciò significa parlare di unità (uno) attraverso le sue parti costitutive (due).
Allo stesso modo si replica per il tre, quattro, cinque, e così via: situazioni particolari di una unica entità.
In modo simbolico Uno è la copertina del libro con in vista il “Titolo”. Copertina che garantisce uno stesso filo conduttore al suo contenuto, ma nello stesso tempo Uno è il libro stesso, un insieme logico ed ordinato di capitoli a scansione successiva.
Di seguito procederemo man mano con la descrizione dei numeri successivi, ma si esorta il lettore a ricordare sempre l’Uno e a riportare tutto all’unità, alla coesione implicita dei numeri, unica e sola garante della “vitalità” dei numeri stessi.
Uno è garanzia di coesione, è globale e globalità, è l’entità di un gruppo, di una valle, di una regione, di uno stato, tutto nel medesimo istante.
Nel corpo, UNO è Sinergia continua. E’ vivere le emozioni, vivere il momento mentre il corpo dorme, digerisce.
Uno permette i rapporti mentre la vita (respiro, digestione, rigenerazione ecc…) procede in modo autonomo.
Nel Taoismo è implicito il concetto di ciclicità e non di linearità. Ogni cosa dopo il suo debutto, con il passare del tempo, non si conclude, non finisce, ma, attraverso la logica di ciclicità e trasformazione, tutto ritorna al punto di partenza, al suo inizio. Al contrario la nozione lineare, prevede un inizio ed una fine di qualsiasi cosa, e sembra non prendere in considerazione l’aspetto della trasformazione.
Sarà perciò importante comprendere situazioni particolari, – il due, il tre e così via – tenendo ben presente la non separazione dei tasselli costitutivi del modello; la forza dell’uno sarà garante della coesione intrinseca di tutti i numeri successivi.
Anche i numeri nella loro interezza (da 1 a 10) sono sintesi e regolatori di questa ciclicità. Il ritorno all’Uno è perciò il ritorno alla realtà profonda dell’intimo in noi.
Non è entrare in un passato mitico, ma entrare in profondità in noi e sentire le “VERE” forze della vita in noi.
Insieme ai Testi Classici i cui contenuti ricalcano una sorta di “condotta morale” a cui attenersi, i “maestri dell’Alta Antichità” hanno fatto seguire pratiche a mediazione corporea, il Qi Gong, il Tai Ji Quan, l’arte della meditazione ecc., costituendo una sorta di “condotta fisica” assolutamente complementare a quella morale.
Lo Zen è espressione concreta di questi lasciti successivamente migrati in ogni parte del mondo.
A proposito dell’Uno e del suo rapporto con le “arti orientali”, il Maestro e Monaco Buddista Zen Engaku Taino (Luigi Mario), in uno dei suoi scritti parla dello Zen cogliendo nel segno :
“… Lo Zen significa pure ricercare l’essenza, l’unità, la completezza della vita e viverla, nel suo flusso senza contrastarla, al di là di tutti i dualismi del bene e del male, del bello e del brutto, distinzioni che sono solo frutto della nostra mente, e accettando la vita per ciò che è…” . (Luigi Mario)

Ed ancora, I-1 è una sorta di uscita nei due sensi, un punto di passaggio obbligato nel movimento dall’indistinto alla presa di forma, è l’abbraccio del cielo/terra prima di espandersi;I-uno è la foresta pluviale con il microclima e la catena biologica animale che la anima. E’ l’oceano cristallino delle barriere coralline e l’abissale oscuro delle profondità, dal plancton ai capodogli, dal sassolino della spiaggia bianca alle catene montuose degli abissi marini, sistemi capaci di autoregolarsi e che funzionano tutt-uno.
La nostra comprensione dell’unità passa attraverso la visione globale del sistema, dall’estremamente piccolo (molecola o atomo, q’i in energetica), all’estremamente grande (Universo e galassie), senza soffermarsi nella fase Uno, alla osservazione distinta del neutrino nell’atomo o della stella Polare nell’Orsa Maggiore, della sequoia o del germoglio di bambù.
Analogamente il pensiero ossessivo può limitare il nostro rapporto con il mondo perdendo di vista la realtà globale, che in energetica è costituita dall’insieme delle 5 volontà.
Questi aspetti speculativi limitano la realtà globale. La realtà è da visitare nella sua totalità, in questo modo potremo cogliere, o forse, meglio percepire il respiro delle cose, il respiro Universale, la Grande Regola che tutto governa.

“Uno”: aspetto antropomorfo e punto di vista di altre tradizioni, culture, religioni:

Uno è base e punto iniziale di molteplici numerazioni sviluppate nei secoli a latitudini diverse.

La verticalità è per molte di queste numerazioni, caratteristica fondante. La decisione dell’ominide di assumere la posizione eretta, il solo essere vivente che sino ad ora ne ha avuto facoltà, ha fatto si che Uno potesse essere equiparato all’uomo in piedi, sino ad assumerne il simbolo. Gli antropologi definiscono “Uno-simbolo dell’uomo eretto”, nella sua verticalità, un segno distintivo ancora più caratterizzante della ragione stessa. Ne sono testimoni molte raffigurazioni, dipinti e manufatti, eretti a simbolo: il simbolo fallico eretto, totem, obelischi ecc., sintesi ed unione fra la terra produttrice ed il cielo organizzatore. E’ istintività primordiale e trascendenza in una sola rappresentazione.

Uno è per molte tradizioni, il sole sorgente di vita. E’ moralità e misticismo. E’ nell’essere umano la potenzialità, è al tempo stesso inizio e fine di ogni cosa, cosmicità e raziocinio. Per diverse religioni Uno è equiparabile a Dio, per il cristianesimo è l’indescrivibile, il “mistero” di cui possiamo notare le manifestazioni. Dio è in cielo, in terra ed in ogni luogo, quindi Dio è l’insieme delle manifestazioni, l’Uno.

Nella cultura Persiana Uno (yak) è il “Dio Unico”, la cui grafia è identica alla prima lettera dell’alfabeto arabo-persiano. In questo caso il Simbolismo prende forma e diventa Eroe. Eroe che nella leggenda cavalleresca prende in carico la difesa di una entità unica quale è la comunità mussulmana, al motto “non esiste altro Dio che il Dio Unico”. Uno diviene valore fondante per la condotta di vita e al tempo stesso posta in gioco, a giustificazione di guerre e crociate (cristiane).

Uno è per C.G. Jung, il tentativo di far conciliare i contrari. Egli identifica nei simboli la chiave di questa unione e li chiama “simboli unificatori”. Come sopra descritto, il simbolo per essere considerato tale deve presentare in sé la tensione degli opposti. La necessità di far conciliare in noi il razionale e l’irrazionale, ad esempio, trova posto in noi nel simbolo. In un piano superiore, Uno è appunto colui che concilia e fa convivere gli opposti, collocandoli spesso al di fuori dello spazio-tempo. Jung riporta come esempio il Mandala, gli esagrammi, lo Zodiaco, la Cabala, Il sigillo di re Salomone, e altre non di minore importanza. Quando il simbolo diviene tutt’uno con l’Uomo, le due opposte energie si fondono ecco ritrovato l’Uno, situazione in cui i contrari convivono e si realizza “l’equilibrio dinamico dei contrari armonizzati”. L’uomo è allora capace di assimilare ed utilizzare questa nuova energia vitale, che lo riposiziona nella totalità del cosmo. Spesso rappresentato come Guerriero della luce, per Jung Uno è in noi è l’archetipo dell’Io. Se immaginiamo l’Io associato ad un corpo fatto di carne, l’immagine stessa spesso sfuma, a significare che in realtà l’esigenza di auto affermazione dell’individualità dell’Io lo fa rinunziare alla forma. E’ l’inizio (1) della necessità di “individualita” che, come vedremo poi, per alcuni autori è la messa in campo del Due, “identificazione dell’Io e del Sé”, vittoria del Guerriero sul Drago che sempre si cela in ogni dove.

(Tratto da “I Numeri e l’ordine naturale delle cose”, ed. Macunix 2005)

Fabrizio Bonanomi, operatore shiatsu e studioso di Medicina Cinese Classica; Direttore didattico dell’Istituto TAI, Istituto Superiore di Medicina Cinese Classica applicata allo Shiatsu; ha frequentato corsi di formazione ed approfondimento ed è socio dell’Associazione Medica per lo Studio dell’Agopuntura di Roma, ha frequentato e frequenta i corsi di formazione ed aggiornamento di MTC classica dell’istituto Ricci di Parigi.
Autore del libro “I Numeri e l’Ordine Naturale delle Cose” Ed. Macunix, è coautore del libro “Medicina tradizionale Cinese per lo Shiatsu ed il Tuina” CEA Edizioni. E’ membro dell’Istituto Culturale della Federazione Italiana Shiatsu (F.I.S.). E’ direttore della rivista Shiatsu News della Federazione Italiana Shiatsu (F.I.S.). E’ direttore responsabile del giornale in Rete www.shiatsunews.com

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