La nostra vita è il sentiero del futuro e già percorso

borgesIl Guardiano dei libri (1969)

Sono là i giardini, i templi e la giustificazione dei templi,
la retta musica e le rette parole,
i sessantaquattro esagrammi,
[1]
i riti che sono l’unica sapienza
che concede il Firmamento agli uomini,
il decoro di quell’imperatore
la cui serenità fu riflessa dal mondo, suo specchio,
in modo che i campi davano i loro frutti
e i torrenti rispettavano i loro argini,
l’unicorno ferito che ritorna per segnare la fine,
le segrete leggi eterne,
il concerto dell’orbe;
quelle cose o la loro memoria sono nei libri
che custodisco nella torre.
I tartari arrivarono dal Nord
su piccoli puledri chiomati;
annientarono gli eserciti
che il Figlio del Cielo aveva mandato per punire la loro empietà,
innalzarono piramidi di fuoco e tagliarono gole,
uccisero il perverso e il Giusto,
uccisero lo schiavo incatenato che vigila la porta,
usarono e dimenticarono le donne
e perseguirono verso Sud,
innocenti come animali da preda,
crudeli come coltelli.
Nell’alba incerta
il padre di mio padre salvò i libri.
Essi sono qui nella torre dove giaccio,
ricordando i giorni che furono di altri,
quelli altrui e antichi.Nei miei occhi non ci sono giorni. Gli scaffali
sono molto alti e non li raggiungono i miei anni.
Leghe di polvere e di sogno circondano la torre.
Perché ingannarmi?
La verità è che non ho mai saputo leggere,
ma mi consolo pensando
che l’immaginario e il passato sono ormai la stessa cosa
per un uomo che è stato
e che contempla quello che fu la città
e adesso sta diventando di nuovo il deserto.
Che cosa mi impedisce di sognare
di aver disegnato con diligente mano i simboli?
Il mio nome è Hsiang. Sono colui che custodisce i libri,
che forse sono gli ultimi,
poiché non sappiamo nulla dell’Impero
e del Figlio del Cielo.
Sono là, sopra gli alti scaffali,
vicini e lontani a un tempo,
segreti e visibili come gli astri.
Sono là i giardini, i templi.

(Jorge Luis Borges, da Elogio dell’ombra, 1969)

Per una versione dell’I King (1976)

L’avvenire è altrettanto irreparabile
Quanto il rigido ieri. Non esiste cosa
Che non sia una lettera muta
Dell’eterna scrittura indecifrabile
Il cui libro è il tempo. Chi si allontana
Dalla propria casa vi è già tornato. La nostra vita
È il sentiero del futuro e già percorso.
Niente ci dice addio. Niente ci lascia.
Non cedere. L’ergastolo è il buio,
La dura trama è di incessante freddo,
Ma in qualche cantuccio della tua cella [2]
Può esserci una svista, una fenditura,
La strada è fatale come la freccia,
Ma nelle crepe sta in agguato Dio.

(Jorge Luis Borges, da La moneta di ferro, 1976)

Leggi anche: L’I Ching e… Federico Fellini

NOTE

[1] Gli esagrammi sono i 64 simboli grafici utilizzati nell’I Ching formati dalle combinazioni di 6 linee sovrapposte di 2 tipologie: intere (yang) e spezzate (yin)
[2] Probabilmente si fa riferimento alla storia leggendaria di Re Wen (XI sec. a.C.), fondatore della dinastia Zhou, che era stato fatto incarcerare da Di Xin, il perfido tiranno sanguinario, ultimo esponente della dinastia Shang. Durante la prigionia Re Wen avrebbe ordinato la serie degli esagrammi nella sequenza attuale e scritto le “sentenze”, i brevi testi esplicativi collegati agli esagrammi stessi.

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