52 - 120px-Iching-hexagram-52.svgdi Pierre Faure

Se la montagna ha potuto essere per la pittura cinese ciò che il corpo umano è stato per le arti occidentali, è perché sin dai tempi più remoti i Cinesi hanno visto nelle montagne non degli accidenti del rilievo terrestre, ma dei corpi che pesavano sul mondo e lo tenevano fermo.

(leggi la prima parte dell’articolo…)

L’inflessibilità della montagna

L’esagramma della Stabilizzazione ha per nome cinese Gen 艮, che significa resistere, rifiutarsi di avanzare; questo carattere corrisponde ugualmente ai qualificativi duro, saldo, solido, inamovibile, inflessibile, franco, retto, e anche semplice nell’aspetto. La forma antica del carattere rappresenta un occhio, al di sotto del quale c’è un uomo nell’atto di voltarsi bruscamente. Associazione tra fermezza e sguardo: si capisce come il carattere si sia potuto collegare, particolarmente nel buddismo, ai concetti di concentrazione, meditazione, stabilizzazione.

L’esagramma ha una forma caratteristica: è costituito dalla ripetizione di uno stesso trigramma, quello della montagna. Ecco il consiglio di comportamento che si trova nel testo della Grande Immagine:

Montagne collegate
Stabilizzazione
Così l’uomo di bene
non lascia che il suo pensiero
lo trascini fuori dalla propria posizione

C’è forse un emblema di solidità più bello della montagna? “La montagna, la roccia, è la struttura visibile, la stabilità, l’aspetto resistente del paesaggio”, scriveva padre Larre. La montagna è consistenza, ed è anche arresto, pacificazione, silenzio:

“Se la montagna ha potuto essere per la pittura cinese ciò che il corpo umano è stato per le arti occidentali, è perché sin dai tempi più remoti i Cinesi hanno visto nelle montagne non degli accidenti del rilievo terrestre, ma dei corpi che pesavano sul mondo e lo tenevano fermo. Grazie a un’autorità proporzionale alla loro massa, esse facevano fronte alle forze di disordine che abitavano la terra.” [11]

Questa analogia tra corpo e montagna è così evidente che si ritrova per esempio nel termine utilizzato per designare gli Immortali, l’ideogramma xian å, che si scrive accostando al segno uomo il carattere montagna: luogo privilegiato di meditazione, la montagna interiorizza ed eleva. Un altro termine li collega: è jing, che può servire a denominare tanto i meridiani geografici quanto quelli che l’agopuntore risveglia lungo il corpo uman0 [12].

Così, la montagna è corpo e l’essere umano è montagna. Modellandosi su questa immagine, l’uomo cessa di disperdersi qua e là, s’immobilizza e lascia che le forze che lo animano si unifichino lentamente in lui. Sentendo riapparire una statura interiore, egli ritrova un sentimento di calma e di unità. Ponendo un freno ai meccanismi della coscienza ordinaria, si posa in uno spazio che si acquieta e si dilata, apre a se stesso la percezione di un’attività più vasta, solitamente velata, ma che si reinstalla a poco a poco come uno sfondo, il cui appoggio gli mancava.

La montagna è una porta e la postura dell’uomo di bene è una sospensione del tempo come dello spazio: arrestarsi sul momento presente apre a lui un passaggio verso se stesso, o meglio verso il proprio sé.

La schiena e la corte

Oltre la Grande Immagine, ogni esagramma comporta un altro testo di carattere globale chiamato Sentenza (o Giudizio), dove sono generalmente riassunte le linee di forza della situazione. Ecco quello dell’esagramma 52:

Stabilizzare la schiena senza afferrare il corpo
Agire a Corte senza vedere la gente
Assenza di errore

Prima cosa: tenersi eretto. Sistemare la schiena, il pilastro centrale per mezzo del quale si stabilisce la circolazione energetica tra il cielo e la terra. Acquisire un portamento eretto ma non rigido, e soprattutto senza spirito di dominazione, accettando al contrario che qualcosa arrivi dall’esterno e sfugga al nostro controllo:“Il potere creatore dell’uomo raggiunge la sua piena potenza ogniqualvolta egli rinuncia a credere di essere l’origine del potere, vale a dire ogni volta che egli si pone nel luogo della propria impotenza, laddove riceve la forza della via.” [13] Analogia tra corpo personale e corpo sociale, tra schiena e corte: un potere nascosto, invisibile, per azione del quale le cose si organizzano e si decidono [14]. Questa sentenza non è priva di rapporto con l’insegnamento che lo stregone Don Juan impartisce al suo allievo Carlos Castaneda: “Il potere è qualcosa che comanda i nostri atti e tuttavia ci obbedisce”.


Che si parli del rapporto con noi stessi o dei coinvolgimenti esterni, il percorso è lo stesso. Si tratta di procedere in modo calmo e concentrato, senza lasciarci disturbare da alcuna intenzione: al di dentro, da quella del nostro pensiero cosciente, che ha la caratteristica di voler intervenire ad ogni riguardo; al di fuori, da quella degli altri che, volutamente o meno, ci trascinano nei loro affari e ci distraggono dai nostri. D’altronde, la Stabilizzazione non ha come obiettivo quello di bloccare il flusso del vivente: al contrario, si tratta di lasciarlo scaturire smettendo di volere.

Dunque, no al lasciarsi afferrare, né dagli altri né da noi stessi. No all’esercizio del vedere, che scinderebbe il mondo in soggetto e oggetto. No alle agitazioni residue del passato, no alle proiezioni sul futuro. Tenersi eretti, semplicemente, senza rigidezza, senza cercare di imporre alcunché. Un arresto pacificatore che lasci campo libero alle forze che attraversano il corpo. Un immaginario ricondotto alla pura e semplice sensazione presente.

Nello svolgimento dell’esagramma, che seguiremo ora attraverso il testo delle sei linee, si vedrà, come indicato nella Sentenza, che l’instaurarsi della calma non ha per obiettivo la chiusura in se stessi: al contrario, la tranquillità interiore può effettivamente estendersi alla Corte, ovvero all’azione esterna.

Stabilizzazione del corpo

Il testo delle linee di un esagramma delinea lo svolgimento della sua tematica nelle diverse tappe, spesso descrivendo nei livelli superiori una prospettiva di realizzazione. Nel caso del 52, vi si vede un instaurarsi progressivo della stabilizzazione in tutte le parti del corpo, dal basso in alto, secondo lo schema seguente:

6. Grandiosa stabilità. Fasto.

5. Stabilizzazione delle mascelle. Le parole sono messe in ordine.Ogni rimpianto scompare.

4. Stabilizzazione del corpo. Nessun errore.

3. Stabilizzazione della regione lombare. La colonna vertebrale si disarticola. Il cuore soffoca. Pericolo.

2. Stabilizzazione dei polpacci. Nessun aiuto per colui che segue. Il cuore non è felice. 

1. Stabilizzazione dei piedi. Una costante tenacia reca profitto. Nessun errore.

Il processo inizia con l’arresto del movimento. I piedi rappresentano la base, la radice: il loro immobilizzarsi induce la persona a posarsi nel luogo in cui si trova, senza più ricercare nulla all’esterno. Cessando l’agitazione esterna cessa, l’attenzione è ricondotta verso l’interno: anche se lo spirito tende a proseguire il suo movimento automatico, il semplice fatto di resistere al desiderio d’iniziativa, di non rispondere ai richiami esterni, permette già una prima armonizzazione:

“Sorprendente importanza dell’eliminazione dei piccoli movimenti”, nota Henri Michaux. “Modesto inizio dalle conseguenze immense. La resistenza sostenuta contro la voglia di muoversi introduce l’Immutabile.” [15]

La costante tenacia è una formula caratteristica delle situazioni Yin: bisogna essere capaci da un lato di non prendere l’iniziativa, dall’altro di evitare frammentazione e ansia. Si tratta di convogliare le energie che si disperdono per dar loro consistenza, stabilendo così un minimo di coesione. L’esempio ci viene dalla calligrafia:

“L’esercizio esige una mobilizzazione del corpo e una presenza di spirito senza difetti. Obbligandoci a far convergere tutte le nostre forze e a dar loro una nuova direzione, esso pone fine allo stato di dispersione nel quale viviamo per la maggior parte del tempo, ci ricompone e fa di noi un essere intero in quanto interamente assorbito dal gesto compiuto.” [16]

Il secondo stadio è quello dei polpacci. La gamba non ha l’iniziativa del movimento, ma piuttosto risponde a un impulso: essa rappresenta così i momenti in cui ci si lascia mollemente trascinare, sperando di farsi prendere in spalla ed evitare lo sforzo. L’uso del verbo seguire rinvia all’esagramma 17, di cui è il nome; in esso il fatto di mollare la presa è un momento importante del passaggio alla maturità. Qui, invece, sarebbe assai prematuro lasciarsi andare: non si tratterebbe infatti di mollare la presa, ma di una debolezza risultante da condizionamenti passati.

La formula il cuore non è felice è un altro indizio di questa assenza di forza personale: essa appare nel testo dell’Yi Jing nelle circostanze in cui non si sa ancora dar prova del proprio talento reale. È ancora la calligrafia che ci consiglia:

“In calligrafia come nelle altre arti, occorre sin dall’inizio resistere alla tentazione di compiere il benché minimo sforzo se si vogliono acquisire i mezzi per abolire ulteriormente lo sforzo.” [17]

Dopo l’eccesso di debolezza, ecco la ripresa del controllo, seppure un po’ troppo vigorosa. Il terzo livello rappresenta in qualche modo il centro del corpo, ed è qui che si trova la prima linea Yang. È il momento della difficoltà suggerita nella Sentenza dal verbo afferrare. Il processo di stabilizzazione concerne la regione lombare, o più in generale il bacino – xian, in cui si può riconoscere il nome dell’esagramma, significa infatti una frontiera, un limite, un termine, la soglia di una porta – ma la fermezza è esagerata e diviene irrigidimento. Allora l’asse centrale del corpo si disgrega – il termine utilizzato indica in realtà una separazione, una dislocazione – e l’asfissia raggiunge il cuore.

Il tener salda la cintura mediana del corpo non deve trasformarsi in rigidezza e impedire la circolazione delle correnti. Ecco un commentario di questa linea scritto da un pensatore di epoca Song: “Egli immobilizza il bacino in modo tale che non può più né flettersi né raddrizzarsi e che l’alto e il basso sono separati come se si fosse disarticolata la colonna vertebrale” [18].

Un tale eccesso, che sia di rigore, di ascetismo, di solitudine o di volontarismo, è un fattore di squilibrio ed esaurimento. Un altro commentario tratto da Philastre: “Se un uomo rimane isolato, in disparte, e persiste con fermezza assoluta nel suo immobilismo, senza relazioni con gli altri uomini, egli sarà scosso da ira e timore, sarà consumato interiormente dalla propria tristezza.”

Il processo di calmo radicamento della persona deve dunque passare per la presa di coscienza dell’ostacolo rappresentato dal desiderio di azione, di intenzione, di volontà:

“Gli uomini consumano le loro forze e vanno incontro alla loro rovina perché sono i giocattoli del loro stesso volere. Essi soffrono, si affaticano e vanno a morire perché sono assoggettati all’intenzionalità naturale della loro coscienza” [19].

Una volta attraversate le difficoltà legate alla stabilizzazione della montagna interiore, si arriva a un livello ove la calma può finalmente diffondersi all’insieme del corpo – non vi si accenna più ad alcuna parte specifica. L’oscillazione tra lassismo (linea 2) e rigidità (linea 3) si ferma: è una presenza non afferrata quella che si instaura, una presenza che si apre ormai all’esplorazione dell’ignoto.

Apertura verso l’esterno, ma un esterno che non è quello delle attività. Qui i limiti del corpo sfumano: esso diviene la soglia che si varca per entrare in uno spazio dilatato. Il tempo stesso è sospeso:

“Nella vita di tutti i giorni ripensiamo continuamente al passato e ci proiettiamo nel futuro; non cessiamo di saltare dall’uno all’altro senza riuscire a soffermarci sul momento presente, e a causa di ciò siamo ossessionati dalla sensazione che il tempo ci sfugga. (…) Il momento presente assorbe in sé tutta la durata, si amplifica e si muta in un vasto spazio di tranquillità” [20].

Momento in cui si approda all’ignoto, soglia da cui ci si può affacciare su un mondo più vasto, senza più riconoscerne i contorni. È uno stato intermedio, allo stesso tempo punto culminante del cammino interiore, a cui gli sforzi precedenti hanno condotto, e attraversamento di uno spazio nuovo, che d’ora in poi potrà estendersi al mondo esterno.

La quinta linea è il livello sovrano di ogni esagramma. Spesso è, come qui, lo stadio di un contatto esplicito con l’esterno. Stabilizzare il movimento delle mascelle significa che si è ora in grado di trasmettere alle parole la calma conquistata: una volta stabiliti il controllo e l’organizzazione dello spazio interiore, essa può esprimersi nel discorso, che diviene così il riflesso di questa messa in ordine:

“La corretta economia delle emozioni fa parte di un’economia più generale: è inutile volerle ricacciare e opporre loro una resistenza che in fin dei conti è sempre vana. Esse hanno bisogno di esteriorizzarsi perché la circolazione delle energie ritrovi il suo regime normale” [21].

Giusto ritorno alla vita collettiva, quella da cui in un primo tempo ci si era dovuti giustamente distaccare per non subirne più le stimolazioni e poter ricreare l’unità interiore: “Fare sì che la vita possa prolungarsi nella totalità della persona e che questa persona, avendo trovato la propria integrità, si metta in accordo con il proprio ambiente.” Non si tratta soltanto di non vedere più la gente, come indicato nella Sentenza, si tratta di mantenere la concentrazione interiore per influenzare a nostra volta ciò che ci circonda e per propagare l’intensità di questo sentimento di unità ritrovata.

Allora, come scrisse quel grande pensatore della dinastia Song che fu Shao Yong, “il santo è capace di dare ordine al Cielo-Terra, di imitare il processo creativo, di valutare presente e passato e di situare gli uomini e gli esseri” [22].

La sesta linea dell’esagramma rappresenta il coronamento della situazione descritta. Qui non si tratta più di alcuna parte del corpo, né del corpo nel suo complesso: la stabilità è ormai una qualità a cui il processo in corso riesce ancora a dare una rifinitura sottile. Il termine utilizzato, reso qui con grandioso, ha connotazioni di bontà, sincerità, lealtà, generosità e significa ugualmente incoraggiare, eccitare.

Non si tratta soltanto di incoraggiare la stabilizzazione, ovvero di accompagnare, con una presenza insieme intensa e benevola, il suo consolidamento. Il termine compare nel testo di altri due esagrammi, il Ritorno (24/5) e l’Avvicinamento (19/6), che sono due situazioni primaverili di risveglio dell’energia. Questo accostamento è significativo: lo stato che ora si tratta di consolidare è quello in cui si rasenta il ritorno, quello in cui si è capaci di avvicinarsi a ciò che nasce da se stesso.

È nota l’importanza che il taoismo accorda alle idee di ritorno all’originale e di circolazione perfetta dell’energia nel neonato: “Il neonato, sul quale il Laozi ritorna a lungo e a più riprese, rappresenta l’energia vitale allo stato puro che ogni essere deriva dalla potenza stessa del Dao, il soffio originale (yuanqi) ancora intatto, forza non indirizzata, non canalizzata” [23]. Si trova per esempio nel capitolo 10 del Laozi la frase seguente:

“Sei capace, concentrando il tuo soffio, di divenire tenero come un neonato?”

Tutto il percorso di stabilizzazione, insieme fisica ed emozionale, descritto lungo l’esagramma, ha dunque il fine di condurre a uno stato di freschezza, di novità, di emergenza, uno stato d’essere ove si è partecipi dello schiudersi dei fenomeni, uno stato che si può qualificare come nascente nella misura in cui ci si inventa e reinventa in una sensazione di perpetuo presente.

La nozione di corpo-montagna non ha, dunque, come oggetto l’immobilità opposta al movimento, né il sottrarci al flusso del vivente per preservarci dai suoi vortici incessanti. Il suo scopo è quello di liberarci dall’assoggettamento incosciente e passivo a movimenti ripetitivi e disordinati per farci entrare in un altro corpo, un corpo vero in cui tutte le nostre forze convergano armoniosamente verso lo sgorgare di una sorgente: una sorgente che non appartiene a nessuno ma a cui ognuno è invitato a venire liberamente a dissetarsi. Senza dubbio tale percorso può servire da modello a qualunque adepto del movimento, sia egli un ballerino, un praticante di un’arte marziale o un semplice amatore di questa meraviglia chiamata corpo:

“Pratiche come il taijiquan o il qigong mirano a combattere l’inerzia e la divisione per mezzo di un paziente lavoro di coordinamento e d’integrazione di tutte le funzioni: non soltanto della gestualità, della respirazione e della circolazione energetica, cioè del metabolismo quale lo concepiscono i Cinesi, ma anche degli umori, delle emozioni, della vita morale e intellettuale. Il fine è di ritrovare progressivamente l’attività unificata che abbiamo perso nel corso del nostro adattamento alla vita sociale e di recuperare non solo una salute perduta, ma il godimento intero di noi stessi” [24].

Rappresentazione degli esagrammi detta Ruota di Shao Yong (Dinastia Song)

Pierre Faure è uno dei rari specialisti francesi dell’Yi Jing. È autore di Le Yi Jing par lui-même (Alphée, 2006), come pure dei commentari e delle analisi apparsi in Yi Jing, le Livre des Changements (Albin Michel, 2002), opera riconosciuta per il suo approccio allo stesso tempo moderno e rispettoso delle fonti. Da una decina d’anni impartisce una formazione sull’Yi Jing in diverse città della Francia e riceve in consultazione individuale. Per maggiori informazioni sulle sue attività, visitare www.cercle-yijing.net. Per informazioni sui seminari di Pierre Faure in Italia scrivere a marialilianagrill@gmail.com.

[Traduzione: Tiziano Mattei e Liliana Maria Grill]

[Per gentile concessione della rivista Shiatsu News]

NOTE

[11] J. F. Billeter, L’art chinois de l’écriture (Ed. Skira, 1989)

[12] Jing significa inoltre regola: è in questo senso che serve a denominare il Libro dei Mutamenti, l’Yi Jing.

[13] François Roustang, La fin de la plainte (Ed. Odile Jacob, 2000)

[14]  Inutile insistere sull’utilizzo di questo tipo di analogia da parte del dispotismo imperiale…

[15] J. F. Billeter, Leçons sur Tchouang Tseu (Allia, 2002)

[16]  J. F. Billeter, L’art chinois, op. cit.

[17]  Ibidem

[18] Estratto da P. L. F. Philastre, autore della prima traduzione dell’Yi Jing in francese corrente: Le Yi:King ou Livre des changements de la dynastie des Tsheou (Ed. Maisonneuve, 1885 e 1982, ripubblicato da Ed. Zulma, 1992)

[19] J. F. Billeter, Etudes sur Tchouang Tseu (Allia, 2004)

[20] J. F. Billeter, L’art chinois, op. cit.

[21] Ibidem

[22] Cit. in Anne Cheng, Histoire, op. cit.

[23] A. Cheng, ibidem

[24] J. F. Billeter, L’art chinois, op. cit

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