Questo libro sogna per noi. Esprimendosi con lo stesso linguaggio simbolico, misterioso e indecifrabile dei sogni. I Ching è ammaliante perché insondabile, d’aiuto perché indecifrabile. Bellissimo. Soprattutto per il rapporto di reciprocità che instaura tra chi attende e chi è atteso. Perciò non mi dà nessuna inquietudine, anzi mi conforta. Ho cercato di stabilirci un rapporto di amicizia; è un amico verso cui provo stima, rispetto e a volte autentica meraviglia. Potrei aggiungere che quanto ho constatato è che le sue risposte diventano tanto più pertinenti quanto più le domande sono sincere e chi le fa si mette in una condizione di umiltà, per ricevere un aiuto, in ordine alla sua situazione e alla direzione di marcia per modificarla.
Meglio che dica, in modo più autentico e disinvolto, qual è la mia esperienza personale. E parli della sorpresa di fronte alla profondità psicologica e morale di un testo capace di sintetizzare, in sessantaquattro esagrammi (le immagini archetipiche composte da sei linee, n.d.r.) l’intera avventura umana. E capace soprattutto di farti cambiare prospettiva, punto di vista. Perché al di là del linguaggio fiorito e seducente dei versetti, è questa la sua grande virtù. Farti capire che non sei tu il problema: che il problema può sparire se provi ad affrontarlo da un’altra visuale.
Come mi spiego il fatto che I Ching “funziona”? Non me lo spiego proprio. In generale non mi faccio domande cui non so dare risposta. Posso ascoltare qualcuno più competente di me, se è in grado di spiegare l’arcano. Ma, da parte mia, posso solo dire che tante volte in cui mi sono trovato in situazioni di stallo, impossibilità, impotenza, questo libro mi ha dato un aiuto. Come se ne può trovare nella parola di un vecchio sapiente. Anzi, in certi casi sono rimasto addirittura abbagliato per la profonda conoscenza del mio carattere, del mio temperamento. E soprattutto della situazione particolare nella quale mi trovavo.

(Federico Fellini citato da Andrea Biggio)

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