31 - L'Emozionedi Pierre Faure

Nella tradizione cinese il corpo umano è percepito come il luogo degli scambi vitali, una forma sempre cangiante in cui i movimenti e le relazioni sono più importanti della sostanza.

LA MONTAGNA È CORPO E L’ESSERE UMANO È MONTAGNA

In principio vi è il Qi 氣: soffio, energia vitale, influsso che attraversa le forme, forza che anima l’universo intero. “Al tempo stesso spirito e materia, il soffio garantisce la coerenza organica dell’ordine dei viventi a tutti i livelli. In quanto influsso vitale, esso è in costante circolazione tra la sua sorgente indeterminata e la molteplicità delle sue forme manifestate. Fonte dell’energia morale, il Qi, lungi dal costituire una nozione astratta, è percepito nel più profondo degli esseri e della loro carne” [1].

All’interno del soffio e, attraverso la sua azione, tutte le cose sono una. In seno all’indeterminato esse prendono vita e si sviluppano, poi vi ritornano per fondersi in esso e scaturirne nuovamente. Così il Qi è innanzitutto, e prima di tutto, movimento: “Il soffio è uno, ma non di un’unità compatta, statica e fissa: il soffio è per sua essenza mutazione” [2].

In principio, dunque, vi è il mutamento. Ma da quel punto in poi, che cosa c’è di stabile, di solido? Come immaginare una struttura? Come può esistere un corpo?

La Cina non concepisce il reale in termini di essere, bensì di processo. La forma non è intesa come qualcosa di statico, ma come una tappa di un’evoluzione: la forma è una formazione. Lo stesso vale per il corpo: “Il corpo è fondamentalmente percepito come il luogo degli scambi vitali, una forma sempre cangiante in cui i movimenti e le relazioni sono più importanti della sostanza” [3]. Si tratta allora di capire come il Qi si inscriva nel corpo, come in esso le sue correnti si intersechino e si diffondano, e di vedere se possano placarsi perché si stabilisca una continuità.

È nell’ Yi Jing che si trovano le tracce più remote della cultura cinese dell’antichità. I movimenti che animano il Qi sono in esso ricondotti a due termini di base, Yin e Yang, che si possono definire brevemente così: lo Yang è rischiaramento, esteriorizzazione, espansione; lo Yin è oscuramento, interiorizzazione, contrazione [4]. È dal va e vieni incessante tra queste due correnti, allo stesso tempo opposte e complementari, che nascono le diverse configurazioni del reale:

“Il ritmo binario Yin/Yang è il ritmo fondamentale che anima il principio vitale: il Qi che si muove, si apre, si estende è Yang; quando torna alla calma e si ripiega su se stesso, è Yin. Allorché un essere perviene all’esistenza, il suo Qi si muove verso l’esterno nella sua fase Yang, poi si stabilizza nella fase di raccoglimento Yin per fissarsi in una forma durevole” [5].

Tuttavia, non è possibile ridurre tutto alla troppo semplice alternanza ora descritta. Appena costituito, ogni essere non soltanto prosegue la sua evoluzione interna, ma si vede immediatamente turbato e rimesso in discussione da ciò che lo circonda. Tra ciò che lo muove dall’interno e ciò che lo stimola dall’esterno avrà luogo una continua lotta, per integrare gli impulsi incessanti e imparare a rimanere in una forma stabile.

L’ YI JING (I CHING)

Anteriore al confucianesimo, al taoismo e, di conseguenza, al tardivo buddismo, il Libro dei Mutamenti è un Classico del pensiero cinese. Ne comparvero i primi rudimenti nelle pratiche sciamaniche importate dalla Siberia orientale verso la pianura del Fiume Giallo, ben prima del secondo millennio a.C. Si costruì empiricamente a partire da annotazioni divinatorie che andarono a poco a poco arricchendosi di aneddoti storici e di osservazioni estremamente sottili sul funzionamento dell’uomo e della natura. Si presenta sotto forma di 64 figure chiamate esagrammi, ciascuna costituita di sei tratti orizzontali sovrapposti, gli uni continui per rappresentare lo Yang, gli altri discontinui per rappresentare lo Yin. Questi 64 esagrammi, nonché ciascuno dei 384 linee che li costituiscono, sono accompagnati da un testo, risultato di una lunga sedimentazione che si è fissata, nella sua parte più antica, tra l’viii e il iii secolo a.C.

Queste 64 figure sono altrettante descrizioni del reale. Tuttavia, non vi è nulla di statico in esse: si tratta di descrizioni di processi. Infatti, lo Yang è incessantemente chiamato a trasformarsi in Yin, lo Yin a trasformarsi in Yang. Ogni esagramma può dunque evolvere in qualunque altro, il che dà luogo ad un sistema molto vivo di 4096 mutazioni possibili. È attraverso il procedimento di consultazione, effettuato per mezzo di tre monete o di cinquanta steli di achillea, che si interroga oggi l’Yi Jing – proprio come facevano gli indovini dell’antichità quando lo utilizzavano per stabilire i rituali o per illuminare le decisioni del sovrano. I metodi si sono evoluti ma l’obiettivo è rimasto lo stesso: “Non si trattava di discernere le intenzioni degli antenati o di altre divinità, né di interrogarli circa i loro piani. Si trattava di ottenere indicazioni generali sulla situazione predominante, sulle tendenze che le erano proprie e sulle linee di forza della sua probabile evoluzione” [6].

Effettivamente si tratta, oggi come allora, di far emergere delle linee di forza. E per far ciò occorre che la coscienza allenti il suo controllo: è là che interviene quel granello di sabbia che chiamiamo caso. Carl Gustav Jung inventò il termine sincronicità per descrivere la coincidenza significativa che si crea al momento di una consultazione. Evocò altresì il concetto di un sapere assoluto, di cui tutti noi siamo detentori e che trova in quel momento l’occasione di manifestarsi. Nello stesso ordine di idee, John Welwood (Pour une psychologie de l’éveil, Parigi, 2003) afferma: “c’è nel corpo un sapere che non passa per il mentale”. È a questo sapere che si fa appello nel corso di una consultazione dell’Yi Jing. È questo sapere profondo che ci mostra altri strati della nostra realtà, che ci aiuta a trovare il nostro posto nel presente e ci insegna, come dicono i taoisti, a cavalcare il nostro destino.

Due esagrammi rendono conto di questa lotta nel corpo: gli esagrammi 31 e 52.

L’esagramma 31, Xian, intitolato secondo gli autori stimolazione, incitamento, influenza, attrazione, unione, emozione, evoca la propagazione istantanea delle emozioni lungo il corpo.

L’esagramma 52, Gen, il cui nome può essere reso in modo piuttosto corretto con il termine stabilizzazione, è incentrato sull’integrazione di questi movimenti molteplici.

L’emozione è l’istantaneo

L’emozione è l’esagramma di ciò che tocca. Esso mostra come veniamo influenzati, sconvolti o sedotti da stimoli diversi. Qualcosa fa irruzione all’improvviso e ci chiama così rapidamente che non possiamo controllare la nostra reazione. Siamo toccati ancor prima di poter intervenire: la sensibilità ha parlato più in fretta di noi. È l’istante che s’impone nella sua intensità e freschezza, che ci obbliga a uscire da noi stessi per partecipare a ciò che circola in noi, negli altri, e così pure tra di noi.

Il corpo è il luogo in cui si propaga questa eccitazione, che corre alla velocità del fulmine attraverso i piedi, le gambe, le cosce, lungo la colonna, per poi trasformarsi in parole! Ecco come è descritto questo movimento nel testo delle linee dell’esagramma [7] (da leggersi dal basso in alto):

6. Stimolazione delle mascelle, delle guance e della lingua.

5. Stimolazione della spina dorsale. Non ci sono rimpianti.

4. Presagio fasto. Ogni rimpianto svanisce. Si va e si viene indecisi come un bambino. I compagni comprendono i tuoi pensieri.

3. Stimolazione delle cosce. Trattenere ostinatamente la voglia di seguire. Andare disturba.

2. Stimolazione dei polpacci: nefasto. Restare fermi è fasto.

1. Stimolazione degli alluci.

Si vede come non controlliamo nulla di questa energia che attraversa il corpo. Il solo intervento possibile consiste nel cercare di frenare i movimenti che si innescano: restare fermi, trattenere ostinatamente… L’emozione è sempre una reazione involontaria che ci sfugge, ci trascina, si decide a nostra insaputa. A un solo livello dell’esagramma non si menziona una parte precisa del corpo: al quarto, il luogo stesso dell’empatia, ovvero del cuore, anche se esso non viene nominato. È il punto più interno, dove i sentimenti degli uni e degli altri si mescolano in un sentire comune. È lì che l’affermazione individuale lascia il posto al brancolare incerto della sensibilità, a una sorta di sensazione impersonale, fresca, “infantile”, che nasce nel vuoto ed è condivisa fin dalla fonte, punto di partenza delle onde incontrollabili che percorrono poi il corpo. Com’è difficile lasciarsi attraversare da questi sussulti senza che l’emozione diventi sconcerto, lasciarsi toccare dai sottili richiami dell’altro senza soccombere all’emotività… Ecco il motivo del consiglio diretto all’uomo per bene nella Grande Immagine di questo esagramma.

Precisiamo che ogni esagramma dell’Yi Jing si può scomporre in due trigrammi. Ne esistono otto, ognuno associato a un’immagine di forza naturale:

☷ Terra
☰ Cielo
☳ Tuono
☴ Vento
☵ Acqua
☲ Fuoco
☶ Montagna
☱ Bruma

Nell’emozione, i due trigrammi in causa sono la montagna, in basso, all’interno, accostata alla bruma, posta sopra, all’esterno. Questo abbinamento fa pensare inevitabilmente alla pittura paesaggistica cinese, in cui le nuvole vanno ad avvolgere le montagne, come se la durezza della roccia si lasciasse attraversare dalla leggerezza della bruma. Il testo della Grande Immagine dell’emozione riprende, come avviene in ogni esagramma, questa simbologia naturale, per dedurne poi un consiglio di comportamento:

in alto: la bruma
in basso: la montagna
31 L’emozione
Sulla montagna c’è bruma
Emozione
Così l’uomo di bene
vuoto
accoglie l’essere umano

Il più solido e il più leggero si incontrano: la montagna si erge maestosa, le volute della bruma la avvolgono liberamente. Le loro curve si assomigliano, come pronte a scambiarsi. Attrazione, seduzione reciproca. La bruma allenta la sua matassa, attratta da quella massa riposante. La montagna si apre al mondo, intrigata da quella leggerezza prossima a un invisibile che essa stessa contiene. Tra le due il vuoto, per mezzo del quale si evita tanto il contrasto quanto la sclerosi, respiro sereno ove le qualità si cercano e s’influenzano. Il vuoto, luogo informe della trasformazione, vero canto della pittura cinese: “Grazie al vuoto nel mezzo, il pittore crea l’impressione che virtualmente la montagna possa entrare nel vuoto per fondersi in onde, e che all’inverso l’acqua, passando per il vuoto, possa erigersi in montagna.” [8]

L’emozione attraversa continuamente il cuore dell’essere umano: attrazione improvvisa, smarrimento, batticuore… L’uomo per bene non deve forse fuggire gli affari del mondo, per proteggersi dalle sollecitazioni incessanti, dagli stimoli molteplici, dalle reazioni disordinate? No: se è vero che egli possiede la fermezza della montagna, non si ritira però a quote inaccessibili. Tuttavia, nel momento in cui si apre al mondo, e dunque allo scambio e alla stimolazione, egli è attento a restare ancorato in se stesso, come la montagna accoglie la bruma senza perdere la sua solidità, senza neppure alterarsi: “Il saggio è vuoto di ogni individualizzazione egoista nata dalla parzialità del desiderio o del punto di vista” [9] …

Vuoto e disponibilità sono legati. L’uomo per bene riceve gli stimoli senza esserne destabilizzato. Presente a se stesso come all’altro, egli reagisce tanto più adeguatamente quanto più resta vuoto, vale a dire libero da qualsiasi identificazione a immagini o opinioni. Simile a uno specchio che non attende nulla e non rimane attaccato a nulla, si lascia toccare senza lasciarsi perturbare ed è partecipe del mondo solo per meglio restituirne la freschezza.

“L’uomo compiuto si serve del suo spirito come di uno specchio, che non riaccompagna ciò che se ne va, che non si porta innanzi a ciò che viene, che accoglie tutto e non conserva nulla e che per questo abbraccia gli esseri senza mai subire danni.”

(Zhuang Zi [10])

Rappresentazione degli esagrammi detta Ruota di Shao Yong (Dinastia Song)

Estratto da Le Yi Jing par lui-même (Alphée, 2006)

Nella seconda parte dell’articolo si parlerà della stabilizzazione del corpo

(leggi la seconda parte… , leggi “Prendere o non prendere moglie?”…).

[Traduzione: Tiziano Mattei e Liliana Maria Grill]

[Per gentile concessione della rivista Shiatsu News]

Pierre Faure è uno dei rari specialisti francesi dell’Yi Jing. È autore di Le Yi Jing par lui-même (Alphée, 2006), come pure dei commentari e delle analisi apparsi in Yi Jing, le Livre des Changements (Albin Michel, 2002), opera riconosciuta per il suo approccio allo stesso tempo moderno e rispettoso delle fonti. Da una decina d’anni impartisce una formazione sull’Yi Jing in diverse città della Francia e riceve in consultazione individuale. Per maggiori informazioni sulle sue attività, visitare www.cercle-yijing.net. Per informazioni sui seminari di Pierre Faure in Italia scrivere a marialilianagrill@gmail.com.

NOTE

[1] Anne Cheng, Histoire de la pensée chinoise (Seuil, 1997)

[2] Ibidem

[3] Elisabeth Rochat de la Vallée, De vide en vide (Desclée de Brouwer, 1995)

[4] Per una definizione più complessa dei due termini, v. Le Yi Jing par lui-même (Editions Alphée, 2006), parte prima.

[5] Anne Cheng, Histoire, op. cit.

[6] F. Billeter, La civilisation chinoise (La Pléiade)

[7] Il testo originale degli esagrammi è tradotto e commentato (in francese) in Yi Jing, le Livre del Changements (Albin Michel, 2002)

[8] François Cheng, Vide et Plein, le langage pictural chinois (Ed. du Seuil, 1979), p. 22.

[9] François Jullien, Procès ou Création (Ed. du Seuil, 1989), p. 98

[10] Traduzione J. F. Billeter, in Leçons sur Tchouang Tseu (Allia, 2002)

Bibliografia:

Richard Wilhelm, I Ching, il libro dei mutamenti, versione italiana di B. Veneziani e A. G. Ferrara (Adelphi, 1991 e 1995). Un classico, tradotto in quasi tutte le lingue, ma con commentari un po’ desueti.

Pierre Faure, Le Yi Jing par lui-même (Alphée, 2006). Un’introduzione (in francese).

Yi Jing, le Livre des Changements (Albin Michel, 2002). Commentari e analisi di P. Faure con una traduzione di C. Javary (in francese).

Richard John Lynn, I Ching, the classic of changes (Columbia University Press, 1994). Necessaria una buona conoscenza dell’inglese.

(Per maggiori informazioni: http://www.cercle-yijing.net)

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